a cura di Filippo Senatore



Gaza-No words. Mostra Palazzo Mora Venezia dal 9 maggio al 22 novembre 2026
La Palestina, non avendo uno spazio proprio all’interno della Biennale di Venezia, ha allestito presso il palazzo Mora in strada Nova, Cannaregio 3659 quale evento collaterale, una mostra denominata “Gaza – No Words”. Si tratta di una esposizione di 100 pannelli ricamati, realizzati da donne palestinesi residenti in campi profughi e villaggi del Libano del Sud, Giordania e Cisgiordania. Questi manufatti ricamati a mano, principalmente a punto croce secondo l’antica arte tradizionale palestinese, nota come Tatreez, é stata riconosciuta nel 2021 dall’Unesco Patrimonio culturale immateriale.

Detta tecnica ha una propria identità culturale: i motivi geometrici e i colori vivaci (come il rosso intenso, il blu e il giallo) indicano il luogo di provenienza; mentre i simboli (alberi, uccelli e fiori) rivelano lo stato sociale e culturale delle ricamatrici. A volte attraverso questi manufatti venivano trasmessi messaggi politici e di resistenza. Questa pratica millenaria di ricamo a mano veniva praticata in ogni villaggio in occasione di matrimoni o cerimonie, si trattava principalmente di abiti, tappeti e arazzi.
Oggigiorno vengono indossati dai palestinesi della diaspora quale atto di conservazione della memoria dei villaggi distrutti.
In Gaza no Words, questa tecnica é stata utilizzata per la prima volta con l’intento di raccontare la storia dell’apartheid, delle atrocità e del genocidio palestinese dal 2023 al 2025. Ogni pezzo é costituito da 55.000 punti di ricamo che ha richiesto un lavoro di 3 mesi. Lavoro impegnativo portato a termine da 7 gruppi di donne palestinesi per l’apertura della Biennale di Venezia.
Il progetto nato due anni fa da un’organizzazione di donne denominato
“Palestine History Tapestry” è stato realizzato con la collaborazione del
Museo Palestinese USA. Ogni pezzo é stato selezionato tra varie proposte avanzate da numerosi autori. Il soggetto é stato poi riprodotto su tessuto ricamato secondo il metodo Tatreez dalle donne palestinesi.
L'intento del Direttore del Museo Palestinese Usa, Faisal Saleh, nonché curatore della mostra “Gaza no words” è quello di trasformare la mostra in museo permanente del Genocidio del popolo Palestinese.
Scopo della Mostra e del futuro Museo é quello di raccontare la storia della Palestina, grazie all’abilità delle donne che si tramandano da generazione in generazione quest’arte raffinata del ricamo.
Dato i costi elevati di un museo permanente, il direttore Faisal propone a eventuali donatori palestinesi e non, l’opportunità di avere i loro nomi ricamati sugli stessi arazzi.
Chi è interessato alla realizzazione di questo progetto, contatti il museo sul sito web Palestin Museum.

Chi é Faisal Saleh?
Fondatore e direttore del Museo Palestinese in USA e divulgatore della storia e della cultura palestinese.
La sua trasmissione,(info@palestinemuseum.us) trasmessa in zoom in tutto il mondo, ha luogo ogni sabato pomeriggio alle ore 18 in lingua inglese. Trasmette documentari, film sulla Palestina, approfondimenti con storici ed esperti cui segue il dibattito con i partecipanti.
Faisal Saleh, palestinese nato nel 1951 a El Bireh, dove la famiglia originaria di Salama, villaggio vicino a Jaffa si era rifugiata nel 1948, in seguito alla pulizia etnica di 800 mila nativi che ha portato alla creazione forzata dello Stato di Israele.
Trasferitosi negli Stati Uniti dove ha completato gli studi universitari si è poi sposato e diventato cittadino statunitense.
Dopo 40 anni di duro lavoro (da imprenditore) nell’aprile del 2018 ha fondato il Museo Palestinese nella città di Woodbridge nel Connecticut (a due ore di treno da New York City). È il primo museo palestinese nelle Americhe. Il sogno di Saleh é stato quello di fondare “Un Museo permanente della Palestina” quale opportunità storica e culturale. Raccontare la vera storia della Palestina, di un popolo colto e di artisti le cui opere sono state distrutte o disperse. Ha iniziato collezionando opere dei maggiori artisti palestinesi - nelle differenti arti - provenienti da tutto il mondo.
Il Museo è un punto di riferimento di tutti i rifugiati palestinesi della diaspora.
Faisal sta dedicando tempo e denaro alla creazione di un Museo che raccolga
l’eredità culturale del suo popolo, vittima di ingiustizie terribili. I media internazionali hanno sempre disumanizzato i palestinesi rappresentandoli quali persone senza cultura,
Solo l’arte può ricondurre la storia nei giusti binari. Suo compito è quello di raccogliere quel poco che è rimasto e promuovere i giovani artisti. I visitatori palestinesi dicono che è l’unico posto che li rappresenta veramente. In quanto raccontano la cultura, la storia negata dalla storiografia israeliana. Sono raccolte: foto, disegni, quadri, sculture superando grandi difficoltà per far arrivare pezzi dai territori occupati della Palestina.

L'indirizzo del Museo in USA è il seguente: Museo della Palestina
US/ info@palestinemuseum.us
Nel 2025 é stato aperto un museo più piccolo a Edimburgo Scozia. Aperto tutti i giorni dalle 11 alle 18.
Inoltre come già detto ogni sabato pomeriggio collegandosi con il Museo US alle 18 vengono trasmessi documentari e film realizzati da privati o da Al Jazeera sulla vera storia palestinese dall’occupazione inglese alla Nakba, a filmati
su atrocità commesse dai soldati israeliani. Il tutto in lingua inglese
perché rivolto a utenti di tutto il mondo. Al film segue un dibattito. Tutti possono partecipare.
La mostra, quale ramo parallelo della biennale rimarrà aperta dal 9 maggio (giorno dell’inaugurazione) sino al 22 novembre 2026
Sito Ufficiale: http:/www.falastin.museum

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