di Martina Marchiò (Responsabile Medica e Vice Presidente di Medici Senza Frontiere Italia)

❝ C’è un suono che non potrò mai dimenticare dei miei mesi passati a Gaza: il ronzio costante, metallico e opprimente dei droni che satura l’aria sopra le nostre teste. Ma sotto quel rumore, se ne nasconde un altro, ancora più intollerabile. È il silenzio dei rubinetti asciutti. È il pianto disperato di un padre che non ha nemmeno un goccio d’acqua pulita per lavare le ferite del proprio figlio o per bagnargli le labbra arse dalla sete.
A Gaza l’acqua non è più solo una risorsa che manca. L’ acqua è stata intenzionalmente e sistematicamente trasformata in un’arma di guerra.
Nel nostro ultimo rapporto, dal titolo “Water as a weapon”, documentiamo una realtà che fa accapponare la pelle: quasi il 90% delle infrastrutture idriche e dei servizi igienico-sanitari della Striscia è stato danneggiato o completamente distrutto dai bombardamenti.Pozzi, condutture e impianti di desalinizzazione sono fuori uso.
Con lo sfollamento forzato di oltre due milioni di persone, ammassate in tendopoli sovraffollate e prive di canali di scarico, i sistemi fognari sono totalmente collassati. Le famiglie sono costrette a scavare latrine di fortuna nella sabbia, a pochi metri dai propri materassi e, drammaticamente, accanto ai rari pozzi rimasti, contaminando la poca acqua disponibile.
In questa catastrofe artificiale, il corpo delle donne è diventato il vero, silenzioso campo di battaglia. Ci sono circa 700.000 donne e ragazze a Gaza che ogni mese affrontano le mestruazioni in queste condizioni disumane.Senza acqua. Senza sapone. Senza alcuna intimità.  
Le autorità israeliane bloccano sistematicamente l’ingresso di kit igienico-mestruali, rendendoli introvabili o del tutto inaccessibili per la maggior parte delle famiglie.Le donne sono costrette a usare e riutilizzare stracci sporchi, pezzi di vecchie tende o frammenti di vestiti, esponendosi a infezioni del tratto urinario e dell’apparato riproduttivo dolorosissime e pericolose.Non potendo lavarsi, l’odore intimo diventa così forte che le donne provano un’angoscia e una vergogna indescrivibili persino a stare sedute accanto agli altri.Alcune, spinte dalla disperazione, ci hanno detto che avrebbero preferito essere sterilizzate piuttosto che avere un’altra mestruazione in queste condizioni disumane.  
Questa privazione non è un effetto collaterale: è un’arma di disumanizzazione mirata. Colpire l’intimità di una donna, costringerla a sanguinare tra le macerie senza potersi pulire, privarla di un velo di plastica che le garantisca un minimo di privacy mentre si lava con pochi millilitri d’acqua significa colpirla nella sua dignità più profonda. 
Nelle nostre cliniche, i medici di MSF vedono le conseguenze dirette di questo collasso: oltre il 60% dei casi di dissenteria colpisce bambini sotto i 15 anni, mentre le infezioni della pelle come scabbia e impetigine devastano intere famiglie.Curiamo le piaghe dei neonati provocate da pannolini improvvisati con sacchetti di plastica, ma siamo costretti a rimandarli a vivere nelle stesse condizioni di deprivazione totale.Persino nei grandi ospedali c’è scarsità di acqua potabile a causa del blocco dei filtri e delle sostanze chimiche necessarie alla purificazione. 
Noi di Medici Senza Frontiere non possiamo accettare che la sete diventi una condanna a morte collettiva.
Le nostre équipe continuano a produrre e distribuire acqua pulita per oltre 400.000 persone, 1 abitante di Gaza su 5, ma spesso le cisterne finiscono svuotate mentre le persone sono ancora in coda sotto il sole. 

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