26.06.2026 – di Farid Adly, direttore editoriale di www.anbamed.it
Due giornalisti palestinesi residenti al Cairo hanno indetto per oggi 26 giugno una mobilitazxione della popolazione di Gaza non contro l’occupazione israeliana, ma contro la resistenza. Un flop clamoroso.

Gli organizzatori della cosiddetta Rivoluzione 26/06 a Gaza hanno rinviato la mobilitazione al 07/07. Quando a mezzogiorno di oggi non hanno visto nessuno arrivare nelle 4 località, che avevano indicato sui social, per protestare contro la resistenza e non contro gli occupanti israeliani, hanno scritto sui loro social di inviare la data, per meglio organizzare la “mobilitazione” e garantirne la “sicurezza”.
In tutte le loro comunicazioni e contatti media, con le testate più reazionarie del mondo arabo, non hanno mai condannato i bombardamenti israeliani. Rivendicavano un governo neutrale per la striscia di Gaza e la pace per la sua gente, accusando Hamas di essere all’origine delle sofferenze della popolazione gazzawi.
Contro questa mobilitazione fasulla e sospetta sono scese in campo tutte le organizzazioni politiche palestinesi e tutte le personalità e le associazioni della società civile organizzata di Gaza.
Decine di famiglie di spicco, in dichiarazioni separate, hanno preso una posizione chiara, respingendo qualsiasi appello al caos in questo momento delicato. Analogamente, il “Comitato di coordinamento delle forze nazionali e islamiche” ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che “qualsiasi tentativo di incitare al caos e all’anarchia serve a ostacolare l’affermazione dei diritti nazionali”, sottolineando che “l’occupazione è la sola responsabile delle continue tragedie che affliggono il popolo palestinese, e qualsiasi posizione che contraddica questo fatto, assolve di fatto l’occupazione dai suoi crimini e dalle sue responsabilità”. La dichiarazione aggiungeva: “Respingiamo qualsiasi tentativo di sfruttare la sofferenza del nostro popolo e di utilizzarla per programmi e progetti che minacciano il suo futuro, aprono la strada al caos, minacciano la sicurezza e la pace sociale e destabilizzano il nostro fronte interno”.
Torniamo indietro nel tempo. All’inizio di maggio sui social sono apparsi dei proclami con la sola indicazione della data 26/06/2026. Due giornalisti palestinesi, residenti in Egitto, Abdel Hamid Abdel-Aati e Ahmed Saeed, hanno iniziato a promuovere l'”imminente rivoluzione” pubblicando la data del 26 giugno 2026, senza alcun commento. Quando le domande sull’evento previsto si sono intensificate, hanno scritto: “Avete tollerato Hamas per vent’anni, non potete tollerare noi per due giorni?”. In seguito a questo post, si è scatenata un’ondata di mobilitazione sui social media, dividendo l’opinione pubblica tra sostenitori e oppositori. Successivamente, anche i leader delle milizie collaborazioniste filo-israeliane si sono uniti all’appello, dichiarando il loro sostegno al movimento e offrendo la protezione militare alle manifestazioni di piazza. Il capo miliziano collaborazionista, che vive all’interno delle zone sotto il controllo dell’esercito israeliano, Ashraf al-Mansi e diversi suoi miliziani hanno pubblicato messaggi esortando la popolazione a scendere in piazza contro Hamas, mentre anche gli altri gruppi di miliziani collaborazionisti, come Hossam al-Ashtal e Ghassan al-Dahini, hanno lanciato un appello alla protesta.
Nel tentativo di mobilitare ulteriormente e infiammare l’opinione pubblica, gli organizzatori del movimento hanno pubblicato post in cui affermavano che le forze di sicurezza di Hamas erano in stato di massima allerta e stavano preparando piani di sicurezza per reprimere la rivolta popolare. Abdel Hamid Abdel Aati ha anche minacciato di pubblicare sui social media i nomi di tutti gli agenti e membri del personale di polizia di Hamas, in un messaggio che sottintendeva una dipendenza dall’occupazione israeliana, soprattutto considerando che questi agenti e membri del personale sono costantemente presi di mira e perseguitati dalle bombe e droni degli invasori. Proprio oggi, ne sono stati trucidati 3 e feriti altri 7 in un attacco con droni dell’esercito israeliano.
Altri giornalisti e attivisti palestinesi, sia all’interno di Gaza sia all’estero, hanno preso le distanze dall’appello sospetto ed hanno sfidato gli organizzatori ad esprimersi contro l’occupazione israeliana. L’attivista Sameh al-Amsi ha criticato quella che ha definito la “demonizzazione e la denigrazione delle opinioni dissenzienti”, chiedendo al contempo ai leader del movimento di protesta di prendere una posizione chiara sugli appelli alla partecipazione lanciati dalle milizie collaborazioniste. In un post, ha scritto: “Il destino delle persone non è un gioco, né dovrebbe essere messo su un tavolo da gioco… Il destino delle persone richiede linee guida chiare e non può essere lasciato alla manipolazione, permettendo a chiunque, a prescindere dalla propria posizione, di sfruttarlo. Non perdete di vista la verità. O Dio, rinnego davanti a Te ogni parola o azione che serva all’occupazione e ai suoi agenti”.
Non solo, tutto ciò è stato preceduto dalla comparsa dell’ex capo dello Shin Bet, (il servizio di sicureza interna israeliano), Avi Dichter, che in un video ha esortato gli abitanti di Gaza a scendere in piazza e ribellarsi contro Hamas, affermando: “Da quella che Hamas ha chiamato la battaglia del ‘diluvio di Al-Aqsa’, che voi avete definito la ‘Madre delle catastrofi’, tutti vi hanno abbandonato, gli arabi e i musulmani, e l’Iran, che finanziava Hamas, vi ha abbandonato. Scendete in piazza e ribellatevi contro Hamas, che vi ha distrutto”.
Ecco perchè la gente a Gaza non ha seguito gli appelli alla mobilitazione sospetti, provenienti da gente che aveva lasciato Gaza, pagando profumatamente le agenzie israeliane per espatriare. Dalle comode poltrone nei salotti del Cairo è facile lanciare sui social appelli alla mobilitazione contro Hamas, trovare consensi nelle istanze dell’Autorità Nazionale Palestinese e molto ascolto e copertura dai media reazionari delle monarchie assolutiste nei paesi del Golfo. Ma la gente gazzawi non ci è cascata e ha disertato le piazze, costringnedo gli organizzatori a balbettare frasi insignificanti per coprire il loro isolamento totale.
Ci ritorneremo su questo argomento il 7 luglio, in occasione della seconda data, indicata dagli organizzaztori, dopo il flop di oggi.
