
Ieri, in oltre cinquanta piazze italiane, più di trecento sigle – un numero in costante crescita – hanno ribadito una posizione chiara: la lotta all’antisemitismo è parte integrante della storia antifascista del Paese, della difesa dei diritti umani e dell’impegno contro ogni forma di razzismo, discriminazione e intolleranza.
Chi ha combattuto il nazismo e il fascismo non accetta lezioni da chi oggi usa l’antisemitismo come arma di propaganda.

Criticare Israele e il sionismo non è antisemitismo. È esercizio di libertà democratica e dovere civile quando si denunciano violazioni dei diritti umani, crimini di guerra e politiche che hanno devastato la popolazione palestinese. Il ddl proposto dalla destra non favorisce la lotta all’odio e all’antisemitismo. Al contrario, colpisce la libertà di parola, la ricerca, il dissenso politico e la denuncia dei crimini commessi dal governo israeliano in Palestina.
Un vero e proprio bavaglio normativo, pensato per intimidire attivisti, studenti, giornalisti, comunità palestinesi e gruppi ebraici antisionisti che rifiutano l’uso strumentale dell’antisemitismo. La nostra battaglia è civile, democratica e antifascista.
Una battaglia per difendere la libertà di critica e impedire che l’antisemitismo venga trasformato in un dispositivo repressivo. E non saranno due bandiere comparse ad arte a fermare un movimento che ha già dimostrato di essere ampio, maturo e determinato.
La mobilitazione sarà permanente fino a quando non sarà bloccata questa norma così come è stato fatto in Francia, alcuni mesi fa, dove un analogo provvedimento è stato ritirato proprio a seguito delle proteste della società civile e la raccolta di oltre 700mila firme.



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