di Martina Marchiò (Responsabile Medica e Vice Presidente di Medici Senza Frontiere Italia)

| ❝ C’è un suono che non potrò mai dimenticare dei miei mesi passati a Gaza: il ronzio costante, metallico e opprimente dei droni che satura l’aria sopra le nostre teste. Ma sotto quel rumore, se ne nasconde un altro, ancora più intollerabile. È il silenzio dei rubinetti asciutti. È il pianto disperato di un padre che non ha nemmeno un goccio d’acqua pulita per lavare le ferite del proprio figlio o per bagnargli le labbra arse dalla sete. A Gaza l’acqua non è più solo una risorsa che manca. L’ acqua è stata intenzionalmente e sistematicamente trasformata in un’arma di guerra. Nel nostro ultimo rapporto, dal titolo “Water as a weapon”, documentiamo una realtà che fa accapponare la pelle: quasi il 90% delle infrastrutture idriche e dei servizi igienico-sanitari della Striscia è stato danneggiato o completamente distrutto dai bombardamenti.Pozzi, condutture e impianti di desalinizzazione sono fuori uso. Con lo sfollamento forzato di oltre due milioni di persone, ammassate in tendopoli sovraffollate e prive di canali di scarico, i sistemi fognari sono totalmente collassati. Le famiglie sono costrette a scavare latrine di fortuna nella sabbia, a pochi metri dai propri materassi e, drammaticamente, accanto ai rari pozzi rimasti, contaminando la poca acqua disponibile. |
| Nelle nostre cliniche, i medici di MSF vedono le conseguenze dirette di questo collasso: oltre il 60% dei casi di dissenteria colpisce bambini sotto i 15 anni, mentre le infezioni della pelle come scabbia e impetigine devastano intere famiglie.Curiamo le piaghe dei neonati provocate da pannolini improvvisati con sacchetti di plastica, ma siamo costretti a rimandarli a vivere nelle stesse condizioni di deprivazione totale.Persino nei grandi ospedali c’è scarsità di acqua potabile a causa del blocco dei filtri e delle sostanze chimiche necessarie alla purificazione. |
| Noi di Medici Senza Frontiere non possiamo accettare che la sete diventi una condanna a morte collettiva. Le nostre équipe continuano a produrre e distribuire acqua pulita per oltre 400.000 persone, 1 abitante di Gaza su 5, ma spesso le cisterne finiscono svuotate mentre le persone sono ancora in coda sotto il sole. |

