Approfondimenti

Il documnetario “The Dissident” di Andrea Purgatori, del programma Atlantide, trasmesso dall’emittente La7:

Il giornalista Jamal Khashoggi, 60enne saudita, auto-esiliato nel 2017 negli Stati Uniti per aver criticato alcune decisioni del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, è stato brutalmente assassinato nell’ottobre 2018 dopo essere entrato nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, in Turchia. Il 23 dicembre 2019 cinque persone sono state condannate a morte a Riad per l’omicidio. Nessuna incriminazione, invece, per Saud al Qahtani, stretto consigliere ed ex responsabile per la comunicazione sui social media di bin Salman, ritenuto dalla Cia e da molte inchieste giornalistiche il vero mandante dell’assassinio. Gli esecutori sono stati amnistiati in seguito al “perdone” espresso dai figli del giornalista, che secondo inchieste giornalistiche avrebbero ricevuto in donazioni ville e cospicue elargizioni in denaro. Ecco tutte le tappe del caso.

2 ottobre: l’ingresso nel consolato

Alle ore 13.14 (ora locale) Jamal Khashoggi entra nel consolato saudita a Istanbul, secondo un fotogramma di una telecamera di sorveglianza pubblicato dal quotidiano americano Washington Post, con cui il reporter collabora. Ha un appuntamento per ottenere “un documento saudita che certifichi lo stato civile”, secondo quanto raccontato dalla sua fidanzata turca, Hatice Cengiz.

3 ottobre: la scomparsa del giornalista

Sale la preoccupazione al Washington Post, non più in grado di raggiungerlo. La sua fidanzata si accampa di fronte al consolato in cerca di notizie. “Secondo le informazioni che abbiamo” Khashoggi “è nel consolato”, dice la presidenza turca.

4-5 ottobre: Riad smentisce

Riad dichiara che Khashoggi è scomparso dopo aver lasciato il consolato. L’ambasciatore saudita viene convocato dal ministero degli Esteri turco. “Da quello che ho capito, è entrato ed è uscito dopo pochi minuti o un’ora”, ha detto a Bloomberg il principe ereditario saudita, esortando le autorità turche a “perquisire” il consolato.

6-7 ottobre: Khashoggi forse ucciso nel consolato

Funzionari turchi fanno trapelare che Khashoggi è stato ucciso nel consolato da un commando di sauditi arrivati a Istanbul in aereo e partiti lo stesso giorno. Ma Riad nega fermamente. “Il corpo di Khashoggi è stato probabilmente tagliato e messo in casse prima di essere trasportato fuori dal Paese”, scrive il 7 ottobre il Washington Post, citando un funzionario americano.

9 ottobre: il consolato sarà perquisito

L’Arabia Saudita dà il via libera per una perquisizione del consolato da parte dei turchi, secondo Ankara. Il canale televisivo di proprietà pubblica TRT World riporta che le autorità sospettano che i sauditi se ne siano andati con materiale di videosorveglianza del consolato.

10 ottobre: si parla di rapimento

Il filmato a circuito chiuso, trasmesso dai media turchi, mostra l’arrivo a Istanbul dei sauditi sospettati di essere autori dell’operazione contro il giornalista, così come un van che entra nel consolato il 2 ottobre prima di recarsi alla residenza del console. Il giorno prima alcuni media avevano sollevato la possibilità che il giornalista fosse stato rapito e portato in Arabia Saudita. Il Washington Post scrive che i servizi segreti statunitensi sapevano di un progetto saudita che coinvolgeva il principe ereditario, per attirare il giornalista in una trappola e catturarlo. “Non siamo stati informati in anticipo della possibile scomparsa di Khashoggi”, afferma il dipartimento di Stato. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump chiede per la prima volta una spiegazione all’Arabia Saudita.

11 ottobre: registrazioni audio e video

Il presidente turco chiede di nuovo riprese del video di sorveglianza che dimostrino che il giornalista abbia lasciato il consolato, mentre i sauditi sottolineano che le telecamere non funzionavano quel giorno. Secondo il Washington Post, Ankara ha informato gli Stati Uniti di avere registrazioni audio e video che mostrano come Jamal Khashoggi sia stato “interrogato, torturato e ucciso” dentro il consolato prima che il suo corpo venisse smembrato. Intanto, il New York Times afferma che Khashoggi sarebbe stato fatto a pezzi con una sega.

12 ottobre: gli investitori boicottano Riad

Una delegazione saudita arriva ad Ankara per i colloqui. Grandi nomi nel mondo degli affari si allontanano da Riad, con il rischio di compromettere i piani ambiziosi del principe ereditario. Il miliardario britannico Richard Branson congela diversi progetti nel Regno. Diversi partner prestigiosi rinunciano all’appuntamento “Future Investment Initiative”, una “Davos del deserto” in programma a fine ottobre a Riad.

13 ottobre: Washington minaccia sanzioni

Riad continua a negare ogni coinvolgimento nell’uccisione del giornalista. Ankara critica l’Arabia Saudita per non aver permesso agli investigatori di accedere al consolato. Donald Trump ritiene che Riad potrebbe essere dietro la scomparsa e minaccia “severe pene”, mentre esclude il blocco delle vendite di armi.

14-15 ottobre: la risposta di Riad

Riad promette ritorsioni in caso di sanzioni. La Ryad Stock Exchange crolla prima di riprendersi alla fine della sessione. Intanto La polizia turca perquisisce il consolato saudita a Istanbul per otto ore la notte tra il 15 e il 16. Dopo un colloquio telefonico con re Salman, Donald Trump dichiara che la scomparsa del giornalista “potrebbe essere il risultato di delinquenti fuori controllo”. La Cnn riferisce che l’Arabia Saudita sta preparando un rapporto in cui riconoscerà che Khashoggi è morto al consolato durante un interrogatorio finito male e che avrebbe cercato di minimizzare il suo coinvolgimento. Secondo il New York Times, bin Salman aveva approvato l’interrogatorio. Mentre secondo media turchi il giornalista sarebbe stato sciolto nell’acido.

16 ottobre: Pompeo a Riad. Al Jazeera: “Trovate prove omicidio”

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, va a Riad per incontrare re Salman e il principe Mohammed bin Salman e affrontare con loro il caso Khashoggi. Intanto, secondo l’emittente Al Jazeera, gli inquirenti turchi avrebbero “trovato prove dell’omicidio” all’interno del Consolato saudita di Istanbul. Sarebbero stati oltre 20 gli inquirenti turchi che hanno partecipato all’ispezione. Un’indiscrezione ribadita successivamente da Associated Press, alla quale un funzionario turco avrebbe confermato che la polizia ha trovato nel consolato le prove che Jamal Khashoggi è stato ucciso lì.

20 ottobre: Riad ammette l’omicidio nel consolato di Istanbul

Davanti alle pressioni internazionali, alla fine, Riad ammette che il giornalista è morto e che è stato ucciso in seguito a una “colluttazione” nel consolato saudita di Istanbul. Vengono arrestate 18 persone e sollevate dai loro incarichi due figure chiave del Regno, molto vicine alla Corona: sono l’uomo di punta dei servizi segreti e un consigliere del principe ereditario. Trump ha definito “credibile” la spiegazione di Riad. Ma precisa: “Voglio parlare con il principe ereditario saudita prima di intraprendere i prossimi passi”.

21 ottobre: le spiegazioni “poco credibili” dell’Arabia Saudita

Il ministro degli Esteri di Riad, Adel al-Jubeir, definisce la morte di Khashoggi “un’operazione scellerata” in cui “alcuni individui hanno ecceduto le indicazioni delle autorità” e compiuto un “errore”. Il ministro inoltre sottolinea che il principe ereditario era “all’oscuro di tutto”. Spiegazioni che destano scetticismo nella comunità internazionale. Donald Trump parla di “bugie” mentre i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito condannano in una nota l’accaduto. Nonostante questo, gli Stati Uniti ribadiscono di non avere intenzione di interrompere la fornitura di armi al Paese. 

22 ottobre: le talpe in Twitter

Il quotidiano New York Times rivela come l’Arabia Saudita abbia assoldato “un esercito digitale” di spie incaricato di agire su Twitter per screditare e sorvegliare le voci contrarie al regime. In particolare, secondo il giornale, l’ingegnere Ali Alzabarah sarebbe stato un infiltrato di Riad in Twitter dal 2013 al 2015. La Turchia diffonde le immagini, registrate il giorno del delitto, di un uomo vestito come Jamal Khashoggi, che esce dal consolato saudita di Istanbul poco dopo l’omicidio, per far credere che il reporter potesse aver lasciato l’edificio

23 ottobre: “Un omicidio attentamente pianificato”

Erdogan rivela che l’omicidio di Khashoggi è stato attentamente pianificato giorni prima della sua morte e chiede che i 18 sospetti arrestati dall’Arabia Saudita siano processati in Turchia. Intanto da fonti di intelligence turche emerge che Saud al Qahtani, stretto consigliere e responsabile della comunicazione sui social media del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, avrebbe guidato via Skype le operazioni che hanno portato all’omicidio. Sul caso interviene anche Trump, che parla di “un piano andato storto”, ribadendo di non voler fermare la vendita delle armi a Riad. Prende il via con molte defezioni la “Davos nel deserto”, il forum economico fiore all’occhiello del Regno saudita.

25 ottobre: Riad ammette, omicidio “premeditato”

L’omicidio è stato “premeditato”. A dirlo è una nota dell’ufficio del procuratore generale saudita, che cita “le informazioni raccolte dagli inquirenti turchi”. È la prima ammissione da parte di Riad, che fino a questo momento aveva parlato di una morte dopo una “colluttazione”. Sul caso arriva la condanna del Parlamento europeo: con una risoluzione non legislativa, e quindi non vincolante, chiede un’inchiesta internazionale indipendente sull’omicidio e sollecita gli Stati membri dell’Ue a imporre un embargo sulla fornitura di armi all’Arabia Saudita. Strasburgo chiede anche agli Stati di essere pronti a imporre sanzioni mirate.

13 novembre: nuovo audio sul delitto

Il New York Times rivela l’esistenza di una telefonata che proverebbe il coinvolgimento dell’Arabia Saudita e del principe ereditario Mohammed bin Salman nella morte del giornalista dissidente. Poco dopo la morte del reporter, scrive, un membro del team saudita inviato nel consolato di Riad a Istanbul avrebbe telefonato a un suo superiore dicendogli di riferire al suo “capo” un messaggio: “Missione compiuta”. Secondo il giornale, anche se non ci sono prove e nonostante il suo nome nella telefonata non venga mai fatto, il “capo” in questione sarebbe il principe ereditario. L’Arabia Saudita nega che il principe ereditario “fosse a conoscenza di qualsiasi tipo d’informazione” riguardante l’omicidio di Khashoggi.

15 novembre: Riad incrimina 5 sospettati

La procura di Riad annuncia l’incriminazione per 11 sospettati (5 rischiano la pena di morte). Secondo la sua ricostruzione, Khashoggi è stato avvelenato con una dose letale di droga e il suo corpo è stato poi smembrato e portato fuori dal consolato. A ordinare l’uccisione, continua, è stato il capo del team di Riad inviato a Istanbul per riportare il giornalista in Arabia Saudita, mentre il principe ereditario non era a conoscenza dei piani per l’omicidio. Secondo il sito dell’emittente televisiva al Arabiya, il cadavere del reporter “è stato consegnato a un agente di sicurezza turco fuori dalla sede consolare”. La procura saudita, sottolineando che “proseguirà le indagini”, chiede alla Turchia la trasmissione di “prove e ogni registrazione audio” collegate all’assassinio. Nel complesso sono 21 le persone arrestate in relazione al caso. Del corpo di Khashoggi, dice poi la procura, “non ci sono ancora notizie”. Il più alto ufficiale in grado nel team omicida, e quindi quello che in ultima istanza avrebbe deciso l’uccisione di Khashoggi, viene rimosso: è Ahmad al Asiri, numero due dell’intelligence e fedelissimo del principe ereditario.

17 novembre: per Cia, mandante è principe ereditario saudita

Secondo la Cia, a ordinare l’uccisione del giornalista è stato il principe ereditario Mohammed bin Salman. Lo svela il Washington Post. Una conclusione che smentisce il governo dell’Arabia Saudita e mette in imbarazzo la Casa Bianca. Tra gli elementi esaminati dalla Cia ci sarebbe una telefonata che il fratello del principe, Khalid bin Salman, ambasciatore di Riad negli Stati Uniti, avrebbe fatto a Khashoggi dicendogli che doveva andare al consolato di Istanbul per recuperare i documenti necessari al suo matrimonio e rassicurandolo sul fatto che non avrebbe corso pericolo. Non è chiaro, scrive il Wp, se Khalid sapeva che Khashoggi sarebbe stato ucciso, ma è indubbio che ha fatto la telefonata – intercettata dagli 007 Usa – su ordine del fratello. Il contatto telefonico, però, viene negato dall’ambasciatore saudita in Usa. “L’ultimo contatto avuto con Khashoggi fu via testo il 26 ottobre 2017. Non ho mai parlato con lui al telefono e certamente non ho mai suggerito di andare in Turchia per nessuna ragione”, twitta Khalid bin Salman.

18 novembre: Trump annuncia rapporto completo

Il presidente Usa Trump annuncia che l’amministrazione statunitense presenterà entro due giorni un rapporto completo sull’uccisione del giornalista dissidente, in cui ci sarà scritto anche chi ha commesso il delitto. Il tycoon ha giudicato le conclusioni della Cia “premature” e anche secondo il dipartimento di Stato le indagini sarebbero state “inaccurate”.

20 novembre: Trump “grazia” bin Salman

Donald Trump “grazia” Mohamed bin Slaman, e dopo aver preso visione del rapporto finale della Cia sul caso Khashoggi decide di non varare ulteriori sanzioni nei confronti di Riad, nonostante il pieno coinvolgimento del principe ereditario saudita nell’assassinio del giornalista dissidente sia oramai più che un sospetto. “L’Arabia Saudita resta un grande alleato”, soprattutto – sottolinea il tycoon – nel contrasto all’Iran e nella lotta al terrorismo. “E gli Stati Uniti intendono rimanere partner irremovibili per assicurare i loro interessi, quelli di Israele e quelli di tutti gli altri alleati nella regione”. “Le nostre agenzie di intelligence continuano a valutare tutte le informazioni”, aggiunge Trump, spiegando che il principe ereditario “forse sapeva e forse no. E forse non sapremo mai veramente tutti i fatti”.

22 novembre: “Mettete a tacere Khashoggi”

La Cia avrebbe un’intercettazione telefonica in cui il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman dice al fratello Khaled, ambasciatore di Riad negli Usa, di “mettere a tacere Jamal Khashoggi il più presto possibile”. Lo scrive il quotidiano turco Hurriyet, secondo cui l’esistenza dell’audio sarebbe stata segnalata alle autorità turche dal direttore della Cia Gina Haspel durante la sua visita del mese scorso. “L’omicidio che è seguito è la conferma definitiva di queste istruzioni”, sostiene il giornale, secondo cui gli 007 Usa avrebbero anche altre intercettazioni.

23 novembre: la Turchia critica gli Usa

“Non tutto è denaro. Questo è un omicidio, e l’occhio del denaro è cieco”. Così il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu critica in un’intervista alla Cnn turca l’atteggiamento di Donald Trump verso Riad. Tornando a chiedere un’indagine internazionale sul delitto, Cavusoglu non ha esclude un incontro tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al G20 in Argentina, se ci sarà una richiesta di Riad.

28 novembre: il Senato americano mette in discussione la linea di Trump

“Non c’è alcun elemento diretto che connette il principe saudita all’ordine di uccidere Jamal Khashoggi”. A dirlo è il segretario di stato Mike Pompeo ai giornalisti. Ignorando il suo monito, però, il Senato decide di mettere in discussione una mozione che mette fine al sostegno Usa alla coalizione guidata da Riad nella guerra in Yemen.

30 novembre: il G20 a Buenos Aires, bin Salman osservato speciale

Inizia il G20 a Buenos Aires. Alla prima grande uscita pubblica dopo l’omicidio di Khashoggi, Mohammed bin Salman è uno degli osservati speciali del vertice. Ma la stessa presenza del principe ereditario saudita lo riporta di fatto al centro della scena diplomatica. Tra veri e propri bilaterali e semplici incroci, sono diversi i capi di stato e di governo con cui oggi è tornato a guardarsi negli occhi. Col principe Donald Trump ha avuto uno “scambio di convenevoli” ma “nessuna discussione”. Il saluto più caloroso è quello con Vladimir Putin. I due mettono in scena un piccolo show, dandosi praticamente il cinque tra larghi sorrisi prima di sedersi l’uno accanto all’altro.

4 dicembre: i senatori Usa non hanno dubbi su mandante omicidio

Dopo il briefing del capo della Cia Gina Haspel, i senatori non hanno dubbi: il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (Mbs) ha ordinato l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. “Se il principe finisse davanti a una giuria sarebbe condannato in 30 minuti”, ha detto il senatore repubblicano Bob Corker. Il Congresso valuta ancora la risposta da dare a Riad.

5 dicembre: la Turchia chiede l’arresto di due ufficiali sauditi

La procura di Istanbul emette due mandati di cattura nei confronti di Saud al Qahtani, stretto consigliere ed ex responsabile della comunicazione sui social network del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, e del generale Ahmed al Asiri, ex numero 2 dell’intelligence. Entrambi erano stati rimossi dai loro incarichi dopo il delitto. I due si troverebbero però in Arabia Saudita e il Regno ha già respinto le richieste turche di estradizione.

3 gennaio 2019: Procura Riad chiede pena di morte per 5 persone

Nella prima udienza del processo in Arabia Saudita, la Procura di Riad chiede la pena di morte per cinque delle undici persone accusate di essere coinvolte nell’omicidio del giornalista e dissidente saudita. Confermata la stessa richiesta di condanna anticipata nell’incriminazione presentata nei mesi scorsi, anche se l’identità degli imputati non viene resa nota. Le autorità di Riad avrebbero anche presentato alla Turchia due richieste di fornire prove relative al delitto. Richieste che, riferisce l’agenzia statale saudita citata da media turchi, sarebbero rimaste senza risposta.

18 marzo 2019: Nyt rivela team contro dissidenti sauditi

Il New York Times, citando dirigenti americani che hanno letto rapporti di intelligence segreti, rivela che il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman aveva messo su un team segreto contro i dissidenti per metterli a tacere, già oltre un anno prima dell’uccisione di Khashoggi. Durante la campagna, i membri del team sarebbero stati coinvolti in una dozzina di operazioni tra cui anche l’omicidio del giornalista.

2 aprile: per Wp autorità saudite hanno dato soldi a figli di Khashoggi

Il Washington Post rivela che quattro figli del giornalista avrebbero ricevuto immobili multimilionari e soldi dalle autorità di Riad come risarcimento per l’uccisione del padre. giornale con il quale Khashoggi collaborava, in un ampio articolo. “I due figli e le due figlie di Khashoggi – scrive il Wp – potrebbero anche ricevere pagamenti molto più alti (probabilmente decine di milioni di dollari ciascuno) quando i processi agli assassini accusati di Khashoggi saranno completati nei prossimi mesi”. Case di lusso e pagamenti mensili di migliaia di dollari in cambio del silenzio o quantomeno di dichiarazioni pubbliche non eccessive sull’omicidio del loro padre.

23 dicembre: cinque condanne a morte per l’omicidio

Come chiesto dalla Procura, cinque imputati vengono condannati a morte in Arabia Saudita per l’omicidio di Khashoggi. Nessuna incriminazione invece per Saud al Qahtani, stretto consigliere ed ex responsabile per la comunicazione sui social media del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

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