Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

5 gennaio 2022

Rassegna anno III/n. 004

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Potete leggere “Echi dalla stampa araba”, a cura di Francesca Martino, a questo link.

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I titoli

Yemen: Almeno duecento morti nei combattimenti della giornata di ieri.

Sudan: Il paese è al bivio e senza governo. I riflettori del Consiglio di Sicurezza ONU sulle mosse dei golpisti.

Palestina Occupata: Lo sciopero della fame del detenuto palestinese Hawwash ha vinto. Sarà rilasciato.

Tunisia: Accoltellato un poliziotto a Douz, nel centro del paese. Azione terroristica di Ansar Sharia.

Libano: Il segretario di Hezbollah critica la politica saudita. Il governo di Beirut prende le distanze.

Turchia: Inflazione al 36,2% fa tremare Erdogan che vede sfumare la rielezione nel 2023.

Le notizie

Yemen

Un’altra giornata di morti in Yemen. Secondo i comunicati delle due parti almeno 200 armati sono rimasti uccisi ieri nei combattimenti nella provincia di Maarib. Intensi scontri si sono avuti a Shabwa, dove una milizia locale è passata al sostegno dei governativi, costringendo le milizie Houthi ad abbandonare la città. La reazione di quest’ultimi è stata quella di bombardare con l’artiglieria il centro abitato. Non si conosce il numero delle vittime civili. Nella zona è operante anche l’aviazione militare saudita.

Da Riad, il portavoce militare ha annunciato che sono stati intercettati 4 droni nei cieli meridionali del regno. Ha anche minacciato di bombardare i porti yemeniti in caso non venisse rilasciata la nave battente bandiera degli Emirati, sequestrata due giorni fa dalle milizie Houthi.   

Sudan

Ancora manifestazioni contro i militari golpisti. Malgrado la chiusura dei ponti sul Nilo e il blocco delle comunicazioni Internet e telefoniche, un fiume di persone si è riversato per le strade della capitale, per chiedere l’uscita di scena dei militari e la consegna del potere ai civili. La polizia e l’esercito che presidiano le strade e la zona del palazzo presidenziale si sono limitati a sparare lacrimogeni e per fortuna, ieri, non si sono registrati morti. Il generale Burhan si è incontrato con l’incaricato d’affari statunitense che lo ha sollecitato a passare il potere ai civili. La presidente di turno del Consiglio di Sicurezza ONU, la norvegese, Mona Juul, ha affermato che il Consiglio si riunirà per valutare la situazione in Sudan, alla luce delle uccisioni di manifestanti pacifici. Inoltre, ha chiesto un’indagine di parti terze sui crimini compiute contro civili disarmati. Le dimissioni del premier Hamdouk hanno sconvolto i piani dei golpisti che adesso sono alla ricerca di un’altra personalità civile per la guida di un governo fantoccio, affinché possano mantenere nelle loro mani le chiavi del potere reale. Finora sono falliti tutti i tentativi.       

Palestina Occupata

Il detenuto palestinese, Hisham Abu Hawwash, ha vinto la sua battaglia. Dopo 141 giorni di sciopero della fame, è riuscito a strappare alle autorità israeliane l’accordo per la fine della carcerazione amministrativa. Il suo avvocato ha raggiunto un accordo con la procura militare per la non rinnovabilità della detenzione alla scadenza dell’attuale periodo, il 26 febbraio. Abu Hawwash è già stato trasferito nei giorni scorsi in ospedale per le sue difficili condizioni di salute, dopo il lungo periodo di sciopero. La detenzione amministrativa è un arresto extragiudiziale deciso dalla polizia israeliana, senza accuse e senza processo, e può essere rinnovato all’infinto.

Tunisia

Un poliziotto è stato accoltellato nella cittadina di Douz, nel centro del paese, da un uomo che si è scagliato contro un posto di blocco al grido “Allahu Akbar!”. L’assalitore è stato subito catturato e durante gli interrogatori ha confessato di far parte dell’organizzazione Ansar Sharia, affiliata ad Al-Qaeda. L’aggressore, che è un insegnante originario di Mednine, ha rivelato un piano del movimento clandestino per assassinare uomini politici ed in particolare il presidente della Repubblica.

Libano

Il segretario generale di Hezbollah, Nasrullah, ha espresso una forte critica all’Arabia Saudita, in un discorso televisivo in commemorazione dei due capi sciiti assassinati dagli statunitensi nell’aeroporto di Baghdad due anni fa. Sia il presidente Aoun sia il premier Miqati hanno preso le distanze dalle dichiarazioni di Nasrullah, sostenendo che le sue parole non rappresentano la posizione del governo. La monarchia saudita non si limita alla repressione del dissenso in casa propria, ma intende condizionare il dibattito politico in altri paesi.

Turchia

Secondo l’ente di statistica, l’inflazione ha raggiunto, nello scorso mese di dicembre, il 36,2% su base annua. È la più alta dal 2001. Nello scorso novembre, era di 21,6% rispetto ad un anno prima.
In un discorso altamente retorico il presidente Erdogan ha detto: “Come abbiamo addomesticato il crollo della borsa, bloccheremo l’inflazione”. La politica monetaria di Erdogan ha fatto calare il consenso al suo partito islamista. Secondo i sondaggi rischia di non essere più rieletto nelle presidenziali del 2023. Per alleggerire il peso delle difficoltà economiche, Erdogan si sta riavvicinando alle monarchie del Golfo. Il prossimo mese sarà a Riad, primo suo viaggio nel regno saudita dopo la crisi nata per l’assassino del giornalista saudita Khashoggi avvenuta tre anni fa nel consolato di Istanbul, per mano di una squadra di 15 killer arrivati appositamente dall’Arabia Saudita.

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