Qualche piccola informazione in più, visto che me la stanno chiedendo in più persone per email.

Seguiamo le regole delle esperienze di digiuno in Italia

Digiuno di 24 ore, a staffetta

Digiuno della fame, non della sete

Durante la giornata: acqua, zucchero e una  bevanda calda o fredda (caffè o succo di frutta)

Se possibile, una foto con un cartello con una scritta che indichi che sta partecipando al digiuno solidale a staffetta per Alaa, da condividere sui social.

Sarebbe importante, infine, comunicare se state digiunando e quale giorno avete scelto per partecipare alla catena del digiuno solidale. Così che si sappia e che la pressione per la liberazione di Alaa sia evidente e pubblica.

Chi è Alaa Abdel Fattah

ALAA ABD-EL FATTAH IN SCIOPERO DELLA FAME DAL 2 APRILE 2022

Alaa Abd-el Fattah è un attivista,uno scrittore, un informatico e un blogger. Il suo arrivismo che l’uso che ha fatto della tecnologia lo hanno reso una personalità chiave della Primavera araba. È stato lui, infatti a sviluppare versioni in lingua araba di importanti software e di piattaforme.

Considerato la personalità più nota e influente della rivoluzione egiziana del 2011, nota come Rivoluzione di piazza Tahrir, Alaa Abd-el Fattah è stato arrestato nel novembre del 2013. Venti membri delle forze di sicurezza hanno compiuto  un violento raid nella sua casa, picchiando lui e sua moglie Manal Hassan, mentre nell’altra stanza si trovava il figlio di appena due anni. L’accusa: aver organizzato una protesta politica senza i relativi permessi. Rilasciato dietro cauzione il 23 marzo del 2014, è stato condannato in appello nel febbraio del 2015 a una pena di cinque anni, durante la quale è stato detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tora, al Cairo. Nel marzo del 2019 è stato rilasciato in libertà vigilata, per la quale ha potuto passare solo 12 ore al giorno in libertà, e ha dovuto trascorrere le altre 12 in una stazione di polizia. Sei mesi dopo, nel settembre del 2019, Alaa Abd-el Fattah è stato ri-arrestato, mentre si trovava appunto nella stazione di polizia del quartiere di Dokki al Cairo, e detenuto nell’ondata repressiva contro le proteste scoppiate in quelle settimane in Egitto. La libertà a mezzo tempo di Alaa è durata appena sei mesi.

Dal 29 settembre del 2019, Alaa è di nuovo detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tora, in condizioni di privazione totale di qualsiasi tutela e diritto. Da solo in una cella, senza niente: libri, carta, penna, una radio, un orologio. Senza un letto, senza un materasso. Senza l’ora d’aria. In isolamento.

Il 20 dicembre 2021 un tribunale d’emergenza egiziano ha emesso le condanne senza appello nei suoi confronti e in quelli di altri due dissidenti. Alaa Abdel Fattah è stato condannato a cinque anni di carcere, il suo avvocato Mohamed el-Baqer e il blogger Mohamed “Oxygen” Ibrahim a quattro. Nel computo delle sentenze non sono stati scorporati i periodi di detenzione preventiva.

I tre imputati erano accusati di “diffusione di notizie false”Alaa Abdel Fattah e Mohamed el-Baqer per aver criticato le autorità circa il trattamento dei detenuti e per alcuni decessi in custodia avvenuti in circostanze sospette; Mohamed “Oxygen” Ibrahim, invece, per aver denunciato sui social media il mancato rispetto dei diritti sociali ed economici da parte del governo.

I loro scritti non hanno in alcun modo incitato alla violenza e all’odio e i tre avrebbero dovuto essere tutelati dalla costituzione egiziana e dagli obblighi internazionali in materia di libertà d’espressione.

Da poche settimane la famiglia di Alaa ha reso noto che il loro congiunto ha ottenuto la nazionalità britannica, perché la madre – la dottoressa Layla Soueif, matematica, docente all’università del Cairo e accademica stimata a livello internazionale – è nata nel Regno Unito. Come cittadino britannico, Alaa Abd-el Fattah ha diritto a ricevere visite da parte delle autorità consolari britanniche, che hanno il diritto/dovere di accertarsi che il loro connazionale non sia privato dei diritti fondamentali durante la carcerazione. Carcerazione, peraltro, considerata ingiusta da tutte le organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani e civili che da anni seguono la vicenda di Alaa, il cui periodo in cella ammonta ormai a nove anni.

Il 2 aprile 2022 Alaa ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni detentive che ledono tutti i suoi diritti. La famiglia di Alaa ha più volte stigmatizzato che il suo congiunto sta subendo violazioni continue, in particolare da alcuni ufficiali della prigione di Tora che si stanno accanendo contro di lui in una vera e propria persecuzione. La madre di Alaa, la dottoressa Layla Soueif, ha depositato molte denunce in tal senso alla procura generale, senza ottenere alcuna risposta. Anche le visite concesse ai familiari avvengono in condizioni che ledono la dignità del prigioniero, a tal punto che Alaa ha chiesto di non portare più suo figlio, che ha unidici anni, ai colloqui in carcere.

Da pochi giorni, dopo la crescita dell’attenzione e della pressione internazionale, Alaa è stato trasferito dal carcere di massima sicurezza di Tora al penitenziaerio di Wadi al Natrun. Per la prima volta da anni, ha avuto diritto a leggere libri, a condividere la cella con altri detenuti.

LA STORIA DI ALAA

Nato al Cairo nel 1981 in una famiglia di dissidenti e di intellettuali dedicati alla difesa dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, Alaa Abd-el Fattah viene arrestato per la prima volta nel 2006 per aver preso parte a una manifestazione in favore dell’indipendenza dei giudici. Dal 2011 è entrato e uscito dal carcere più volte. Ha subito arresti, detenzioni e accuse sotto le presidenze Mubarak, Morsi, al Sisi. È divenuto, anche per questo, il simbolo della dissidenza egiziana. Considerato prigioniero di coscienza da Amnesty International, Alaa Abd-el Fattah fa parte di un’intera generazione di giovani egiziani pronti a rischiare tutto, inclusa la propria vita, per i diritti umani. Fa parte di decine di migliaia di egiziani rinchiusi nelle carceri del paese e di migliaia di desaparecidos, come denunciato da tutte le più importanti e autorevoli organizzazioni internazionali e nazionali di difesa dei diritti umani. Nel 2021 i suoi scritti, molti prodotti in vario modo in carcere e usciti in maniera clandestina all’esterno delle mura di Tora, sono stati collazionati da una rete internazionale di parenti e amici, e pubblicati in inglese nel Regno Unito e negli Stati Uniti, e in Italiano in Italia.

Chi vuole aggiungersi alla catena solidale per Alaa?

Scrivete un email a: info@invisiblearabs.com

Materiale ripreso dal sito: www.invisiblearabs.com blog dell’amica Paola Caridi

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