Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

7 ottobre 2022.

Rassegna anno III/n. 275

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Le vignette sono QUI

Sono passati sette mesi e 11 giorni di guerra russa in Ucraina.

Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. Sono passati sei mesi e il regime di Al-Sissi è sordo agli appelli e nelle cancellerie internazionali prevale l’insensibilità. In Italia dal 28 maggio è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Oggi venerdì 7 ottobre digiuna ancora una volta Francesco Giordano.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno. Urge una vostra adesione.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

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I titoli 

Libia: Milizia dell’opposizione ciadiane attacca un commissariato nel sud della Libia, per liberare un trafficante di migranti.

Siria: Un blitz USA nel nordest. Ucciso un uomo legato al regime di Assad e catturati altri due.

Arabia Saudita: Condannati a morte tre della famiglia Al-Hwaiti, per il rifiuto di sfollare dalle loro terre.

Egitto: Prima protesta collettiva in carcere. 50 detenuti rifiutano di comparire davanti al giudice per la conferma dell’arresto.

Iran: Quarte settimana di proteste e di coraggio. Il regime colpisce duro ma trema.

Libano-Israele: Il governo di Tel Aviv mobilita l’esercito per un’eventuale tensione militare con il Libano. Una mossa elettorale?

Palestina Occupata: Arresti di minori e rastrellamenti all’alba nelle città ribelli.

Le notizie

Libia

Un ufficiale della polizia è morto e sette agenti sono rimasti feriti durante una sparatoria con un gruppo di armati nel pieno del deserto libico, a Rebiana, un’oasi a ovest di Kufra. Gli assalitori hanno attaccato il commissariato di polizia, per tentare di liberare un detenuto fermato per accuse di traffico di esseri umani. L’arrivo dei rinforzi dell’esercito da Kufra ha costretto il gruppo a fuggire. Secondo il portavoce dell’esercito LNA, si tratterebbe di un gruppo dell’opposizione ciadiana che opera nella zona di confine all’interno del territorio libico. Una delle attività per autofinanziarsi è il contrabbando transfrontaliero, particolarmente nel redditizio traffico di migranti.

Siria

Forze speciali statunitensi hanno compiuto un’incursione con elicotteri nella provincia orientale di Hasaka,, sotto il controllo militare del regime siriano. La notizia è riportata dall’agenzia stampa di Damasco, che aggiunge: “È stato ucciso un martire, si tratterebbe di un civile. Gli invasori hanno portato via con sé il suo corpo ed hanno catturato altre due persone, una delle quali è di nazionalità irachena”. Il portavoce di CentralCom non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito. Nella provincia vicina di Deir Azzour, un commando di Daiesh ha ucciso un miliziano siriano inquadrato in una milizia filo iraniana. L’assassinio è avvenuto ad Al-Mayadin, a sud del capoluogo.

Arabia Saudita

Tre uomini della famiglia Al.Huwaiti sono stati condannati a morte da un tribunale di Riad. Lo afferma l’associazione per i diritti umani Al-Qast, con sede a Londra. Shadli, Ataullah e Ibrahim sono stati arrestati ne 2020 per la loro opposizione a lasciare le loro terre che erano state destinate alla creazione della città futurista, sognata dall’erede al trono saudita Mohammed Bin Salman, Neom The Line. L’associazione saudita sostiene che la sentenza è stata emessa domenica, ma che non è stata resa nota. A comunicarlo sono stati membri della famiglia. Il contenzioso risale a tre anni fa quando il governo di Riad ha approvato il progetto della città turistica di Neon ed ha avviato le procedure per lo sgombero dei villaggi della zona, nel nordovest del regno. La tribù di Al-Huwaiti ha rifiutato le offerte di indennizzo e sono stati sgomberati con la forza. Nel 2020 è stato ucciso l’attivista Abdulrahim al-Huwaiti mentre era barricato in casa. Altri membri della famiglia sono stati condannati a pene detentive spropositate, fino a 50 anni di reclusione + altri 50 di divieto di espatrio.

Egitto

50 attivisti politici in detenzione preventiva hanno rifiutato di comparire davanti ai giudici per la conferma dell’arresto. È la prima volta di un’azione di protesta organizzata all’interno delle carceri egiziane. La legge egiziana prevede un massimo di due anni per gli arresti preventivi, ma la polizia per aggirare questo limite presenta nuovi procedimenti con le stesse accuse fotocopia. Questo trucco viene utilizzato anche in caso di assoluzione o di fine pena, come è avvenuto nel 2019 per Alaa Abdel-Fattah. Le organizzazioni per i diritti umani egiziane chiedono la liberazione di tutti i detenuti politici in attesa di giudizio, prima dell’avvio del dialogo nazionale promosso dal presidente Al-Sissi la scorsa primavera.

Iran

Le proteste entrano nella quarta settimana, dopo la morte in carcere della ragazza curda 22enne, Mahsa Amini. Non hanno più la spinta dei primi giorni, ma la determinazione e il coraggio di affrontare le forze di polizia e i basiji sono alti. In questi giorni sono protagonisti gli studenti. Sui social è stato postato un video di studentesse delle superiori che avevano zittito e cacciato un miliziano basiji (la polizia studentesca del regime), chiamato dalla direzione scolastica per convincere le ragazze al rispetto delle regole. Le ragazze tutte con il capo scoperto e i capelli al vento hanno gridato per tutto il tempo: “Basiji vattene!”. I

l maglio del regime ha colpito senza pietà: 300 attivisti arrestati a casa, 100 studenti universitari sono stati fermati all’interno dei campus e migliaia di manifestanti sono in carcere, oltre alle vittime morte per le pallottole della polizia e dei guardiani della rivoluzione islamica. Ma questa ondata di proteste spaventa il regime, per la sua vastità e capillarità nei territori e per le parole d’ordine che sfidano il potere tirannico e le sue leggi oscurantiste e misogine. I familiari delle vittime hanno rivelato che i servizi di sicurezza li hanno sequestrati dopo la morte dei loro cari e sono stati liberati soltanto dopo la registrazione in video dove affermavano che la morte dei loro parenti era avvenuta per altri motivi o per incidenti in casa e non durante le manifestazioni. Questa pratica, che serve a dare una versione rassicurante all’opinione pubblica interna, con una narrazione imperniata sul complotto esterno, è stata denunciata dalla famiglia di Nika Shakrami sequestrata il 20 settembre durante le manifestazioni e trovata alcuni giorni dopo morta in un cantiere edile. Una zia è stata costretta ad andare in Tv per raccontare che si era trattato di un incidente. Lo stesso trattamento hanno subito altre famiglie, per i casi di tre ragazze minorenni uccise durante le manifestazioni.

Libano-Israele

Il ministro della difesa israeliano Gantz ha ordinato allo Stato maggiore dell’esercito di rimanere in allerta per eventuali scontri nel fronte libanese. La drammatizzazione dal sapore elettorale è avvenuta in seguito alle difficoltà nelle trattative indirette con Beirut, sulla demarcazione dei confini marittimi. L’emittente israeliana Kan ha sostenuto che la mobilitazione dell’esercito da parte del governo è stata decisa dopo le critiche di Netanyahu all’ipotesi di accordo. Il capo dell’opposizione è arrivato ad affermare che il suo prossimo governo non rispetterà l’eventuale accordo firmato da quello attuale. In Israele si vota il 6 novembre e tutti gli analisti sostengono che il negoziato indiretto con il Libano non si concluderà pima delle elezioni.  

Palestina Occupata

Le forze di occupazione hanno arrestato due minorenni a Gerusalemme est per la loro partecipazione alle proteste contro l’ingresso dei coloni ebrei nelle moschee di Al-Aqsa. Un altro ragazzo 17enne è stato ferito al piede da una pallottola sparata dai soldati nei pressi di Betlemme. Durante la chiusura dei territori palestinesi occupati, decisa dal governo per le festività ebraiche, sono state intensificati i rastrellamenti nelle città ribelli. A Tequo, vicino a Betlemme, sono state perquisite 50 case all’alba di oggi venerdì. Gli abitanti si sono svegliati al suono delle cariche esplosive che hanno divelto le porte delle case. Devastazioni e maltrattamenti con spavento dei bambini e poi le operazioni si sono concluse con l’arresto di una decina di giovani. Secondo l’agenzia palestinese Maan durante tutte le perquisizioni non è stata trovata una sola arma.   

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Approfondimenti

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3 ottobre: Giornata dell’Accoglienza e della Memoria

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Un appello per Julian Assange

Libertà per Alaa Abdel Fattah

Finestra sulle Rive Arabe n° 5

Donne d’Arabia, il romanzo saudita a firma femminile

di Federica Pistono

Echi dalla stampa araba n. 15

a cura di Francesca Martino

In questa rubrica riprendiamo in sintesi, ma fedelmente, opinioni, commenti ed editoriali apparsi sulla stampa araba, che valutiamo siano di un certo interesse per il lettore italiano.

La pubblicazione non significa affatto la condivisione delle idee espresse.

Il Sudan

sull’orlo del collasso

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