di Fabio Scuto (da Il Fatto Quotidiano)

Bisogna dare un nome a tutte le vittime di Gaza, quelle che ormai finiscono nel riassunto dei tg sulla guerra più lunga nella Storia del Medio Oriente.
“Le vittime sono state 38, quasi tutte donne e bambini”, annuncia la giornalista in tv da studio – non importa di quale rete, tutti leggono la stessa agenzia – e poi aggiunge “secondo il Ministero della Sanità controllato da Hamas”, come se questo fatto diminuisse il peso o il numero di questi morti. Niente nomi e scarsamente sono anche descritti i luoghi dove avvengono queste stragi, perché a Gaza nessun luogo è sicuro.
Tra i 56 morti “senza nome” dello scorso 15 aprile c’era Fatma, una fotoreporter palestinese di 25 anni. Era a casa sua insieme alla sua famiglia quando un missile sganciato da un aereo ha centrato ciò che restava del loro condominio. È morta insieme la resto della sua famiglia: dieci persone tra adulti e bambini.
Fatma nonostante i ripetuti ordini di evacuazione, il peggioramento delle condizioni e la morte di parenti, si è rifiutata di lasciare il nord di Gaza, rimanendo indietro per documentare la guerra. Con il suo modo di raccontare un conflitto atroce, che vìola tutte le Convenzioni di Ginevra senza che nessun Paese abbia il coraggio di alzare la voce all’Onu.
Fatma Hassona con le sue immagini ha sempre avuto un gran seguito online e ora il documentario di cui è protagonista, Put Your Soul on Your Hand and Walk, sarà presentato al Festival di Cannes questo mese di maggio in anteprima mondiale. Put Your Soul on Your Hand and Walk è il documentario sulla vita della reporter soprannominata “Occhio di Gaza” e ha come regista l’iraniana dissidente Sepideh Farsi, che tutti i giorni parlava con Fatma e l’ha montato a distanza, nel suo esilio francese. Guardate le sue foto, ascoltate le sue parole: assisterete così alla vita nella Striscia, alla lotta dei suoi figli per sopravvivere. Il suo obiettivo ha documentato i massacri, bombardamenti e sparatorie, catturando il dolore e le urla della gente nelle sue fotografie. Fatma è morta per farci sapere com’è la vita, e la morte, a Gaza oggi.
