Flotilla, Israele minaccia: “A bordo pure affiliati di Hamas, interverranno gli incursori Shayet13”
di Alessandro Mantovani 16 maggio 2026 (Da il Fatto Quotidiano. Seguono in fondo le corrispondenze di ieri 15 maggio)

Mare grosso e problemi tecnici: sosta obbligata fra Grecia e Turchia

La Flotilla ha fatto qualche decina di miglia e poi si è messa al riparo, un po’ nell’isola greca di Kastellorizo e un po’ sulla costa turca. Mare grosso, vele e motori rotti, problemi tecnici. Ma è bastato che giovedì 14 si muovesse da Marmaris, Turchia sudoccidentale, perché si mettesse in moto la propaganda israeliana. Il canale N12, vicino al governo Netanyahu, ieri mattina ha affermato che “a guidare la flottiglia è lo stesso gruppo che nel 2010 era dietro la Mavi Marmara”, la nave su cui le forze israeliane uccisero dieci volontari turchi dopo che i primi militari scesi a bordo da un elicottero erano stati disarmati. Secondo N12, “responsabili della sicurezza ritengono che questa flottiglia possa essere più violenta delle precedenti” e “le autorità stanno esaminando la possibilità che individui affiliati ad Hamas siano a bordo”.

Non potendo parlare di “Flotilla di Hamas” dopo che hanno scarcerato Saif Abukeshek e Thiago Avila perché non erano in grado di formalizzare accuse di “terrorismo”, ora il problema diventano i possibili “affiliati ad Hamas a bordo”, quasi degli “infiltrati”. Il canale N12 prefigura dunque l’intervento dell’unità speciale Shayet 13, gli incursori della Marina, che peraltro hanno sempre condotto gli interventi contro la Flotilla. Compreso l’ultimo, nella notte tra il 29 e il 30 aprile scorsi, quando sono arrivati fino a ovest di Creta per abbordare 22 delle barche partite da Augusta in Sicilia. L’uscita di N12 sembra avere soprattutto finalità di propaganda interna. La Flotilla, però, ha replicato con un comunicato: “Israele sta mentendo ancora una volta per ottenere il consenso all’uso di una forza potenzialmente letale”. E ancora: “Stanno cercando di privare dei loro titoli di medici, giornalisti, operatori umanitari e attivisti dei volontari pacifici e non violenti, nel tentativo di trasformare una flottiglia guidata da civili in un obiettivo militare”. Nel frattempo però la Flotilla, 54 imbarcazioni, è ancora a circa 400 miglia nautiche, 4-5 giorni di navigazione, dalle coste di Gaza. Ieri si è fermata dopo appena 24 ore di viaggio, per alcune barche anche meno: il vento forte con raffiche fino a 50 km/h e il mare grosso da ovest, per quanto previsti, hanno fatto stare male moltissimi dei circa 500 partecipanti imbarcati. Almeno tre barche hanno avuto problemi, una è stata trainata dalla Guardia costiera turca. Una decina invece si sono trovate senza Internet, una volta in acque internazionali, perché non funzionava la rete satellitare Starlink: sono per lo più barche turche, nel loro Paese la rete di Elon Musk non funziona e probabilmente non sono andati a provarla in alto mare. Ovviamente senza Internet la Flotilla non si vede e tanto vale non farla, anche perché la cappa di silenzio è già piuttosto pesante con tutto quello che significa anche in termini di rischi fisici per le persone a bordo quando le barche entreranno in contatto con i militari israeliani. Risultato: almeno un giorno di stop, al riparo da mare e vento. Gran parte della flotta passa la notte a ridosso della costa turca, non lontano da Antalya. Una quindicina di barche sono invece alla fonda a Kastellorizo – detta anche Megisti dai greci, Meis dai turchi, Castelrosso dagli italiani –, l’isola greca più a est nell’arcipelago del Dodecanneso, a soli 3 chilometri dalla Turchia, luogo incantevole ma tanto non si può andare a terra. Qui Gabriele Salvatores ambientò Mediterraneo (1991), Oscar 1992. C’è anche Kasr-i Sabadab, il barcone turco con bandiera britannica che ospita il deputato del M5S Dario Carotenuto e chi scrive.

La Flotilla ripunta su Gaza: conto alla rovescia per un nuovo assalto dell’esercito di occupazione israeliano

di Alessandro Mantovani 15 maggio 2026 da Il Fatto Quotidiano

Rotta diretta. Sulle 55 barche equipaggi assortiti tra passaporti “forti” e “deboli”. Cinque giorni di navigazione per l’enclave. “Stavolta arriviamo”

Inviato sulla Flotilla. Tira vento da ovest, c’è un’onda molto fastidiosa e non tutti a bordo stanno benissimo. Un paio di barche della Flotilla hanno avuto problemi – una ha rotto le sartie, quindi addio vele – ma insomma si va. Dritto per dritto a sud-est verso Gaza, da Marmaris sono 450 miglia nautiche e quindi ci vorrebbero 5 giorni. “Se ci fossimo avvicinati a Cipro avremmo trovato condizioni peggiori”, spiega uno dei comandanti. Era un’idea per rimanere il più possibile in acque nazionali, prima turche e poi cipriote, sapendo che in acque internazionali Israele può intervenire e bloccare la Flotilla in qualsiasi momento. Così, invece, in acque internazionali ci siamo già.

Le 55 barche della più grande missione politico-umanitaria mai tentata per via marittima hanno iniziato a muoversi nel primo pomeriggio di ieri dalla Marina Albatros di Marmaris, approdo per soli ricchi (e charter) sulla costa sud occidentale della Turchia. Mentre il team legale ha definito la natura legale di questo viaggio: “La missione parte sulla base del fermo principio giuridico che l’assedio in corso di Gaza non è un blocco marittimo legittimo, ma uno strumento di genocidio e una forma proibita di punizione collettiva”. Un’altra festa, stavolta in salsa turca: “Free Palestine”, bandiere al vento e “Allah Akbar”. Noi siamo partiti quasi per ultimi su Kesr-i Sabadab, un motorsailer (più motore che vela) di 24 metri battente bandiera turca con il nome di un antico palazzo imperiale ottomano intitolato alla “prosperità”. Molto più grande, più veloce e più comodo della barca a vela Vivi/Sabra su su cui abbiamo navigato dalla Sicilia a Creta e fino alla Turchia, abbandonata a malincuore. Sul barcone viaggiano 19 persone tra cui due ospiti d’onore della Flotilla: Dario Carotenuto, deputato del M5s, l’unico parlamentare di tutta l’Ue che ha deciso di imbarcarsi sulla seconda Global Sumud Flotilla (l’anno scorso erano quattro solo dall’Italia), arrivato ieri mattina a Marmaris; e Mahmut Arslan, leader del potente sindacato turco Hak-Is di orientamento islamico-conservatore e non lontano dal presidente Recep Tayyip Erdogan, ossia di una delle maggiori organizzazioni che hanno contribuito allo sforzo anche finanziario di questa iniziativa. “Ma anche noi del M5S abbiamo contribuito finanziariamente alla Flotilla”, ricorda Carotenuto. Ora però sta di fatto che la missione, almeno nel 2026, ha raccolto in Turchia e in Malesia risorse superiori a quelle messe insieme in Europa e in generale in Occidente.

Il comandante è turco e parla solo la sua lingua, a bordo ci sono altri suoi connazionali compreso un medico urgentista di Istanbul, due palestinesi uno ingegnere e uno pilota, tre marocchini tra cui un altro giovane ingegnere, due indonesiani, un tunisino, un canadese, un neozelandese e una filmaker spagnola, unica donna. Quasi tutti musulmani: a prua c’è anche un tappeto per la preghiera. A Marmaris la Flotilla ha ricomposto e mescolato gli equipaggi, secondo il miglior equilibrio possibile tra passaporti “deboli” e passaporti ritenuti “forti”, come anche quello italiano, per gestire al meglio il probabile impatto con i militari e con le forze di sicurezza israeliane, che in genere si comportano peggio dei militari. Così ci siamo ritrovati tutti per la prima volta in una breve riunione per condividere informazioni sulla gestione della barca e della convivenza a bordo e perché ciascuno brevemente si presentasse agli altri. “Sono sicuro che arriveremo a Gaza”, ha detto più d’uno. Carotenuto si è presentato solo come “Dario”, ricordando il suo impegno per la Palestina e i viaggi in Cisgiordania e al valico di Rafah, al Confine tra l’Egitto e Gaza. Arslan, cortesemente tradotto in inglese dal medico di Istanbul, ha detto che “a bordo siamo tutti uguali”.

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Flotilla, il deputato Carotenuto a bordo intervistato dall’inviato del Fatto Mantovani: “Assurda la complicità del governo italiano con Israele”
di Alessandro Mantovani – 15 maggio 2026

Il parlamentare M5s imbarcato sulla missione: “Lo faccio per mio figlio, quello che succede ai bambini palestinesi potrebbe capitare a chiunque”

Alla Global Sumud Flotilla, ripartita giovedì dalla Turchia verso Gaza, si è unito Dario Carotenuto, deputato del Movimento 5 stelle e unico parlamentare a bordo della nuova missione. A intervistarlo l’inviato del Fatto Alessandro Mantovani. Imbarcarsi, spiega Carotenuto, non è stato semplice: “Ho un bambino di tre anni che comincia a dirmi “Dove vai papà?” ogni volta che esco. Però penso che lo faccio per lui, perché i tanti bambini palestinesi vittime di questo genocidio sono i nostri figli, e quello che succede oggi a loro potrebbe capitare a chiunque altro un domani. Da quando è stato palese che il disegno di Netanyahu fosse genocida, abbiamo chiesto di interrompere immediatamente tutti gli accordi in essere tra l’Unione Europea e Israele, delle sanzioni verso i politici come come Netanyahu, come Ben Gvir, come Smotrich, che hanno veramente passato ogni limite dell’accettabile”.

“Stamattina ci hanno detto su che barca avrebbero preferito metterci, siamo su una barca lunga 24 metri, è una barca turca con equipaggio turco. Il medico di bordo è un medico d’urgenza dell’ospedale di Istanbul, ma ci sono giovani e meno giovani di Marocco, Turchia, Malesia, Indonesia. Il contributo turco alla missione quest’anno è stato particolarmente rilevante. Che effetto ti fa questo investimento della Turchia sulla Flotilla?”, chiede Mantovani. “La dice lunga”, replica il deputato. “Noi sappiamo che i rapporti tra Israele e Turchia non sono mai stati idilliaci. Ma la dice lunga il fatto che sia rimasta solo la Turchia praticamente e pochi altri a finanziare un movimento così straordinario. È veramente assurdo che il nostro governo nicchi, che il nostro governo continui a essere così connivente, quasi complice addirittura con con Israele. C’è qualcosa davvero che non va nel profondo e dobbiamo assolutamente cambiarlo”.

Mantovani descrive la rotta della spedizione: “Stiamo andando dritti su Gaza, ci sono 440 miglia nautiche tra Marmaris e Gaza, quindi se dovessimo arrivare fin lì sarebbero, a questa velocità, grosso modo quattro o cinque giorni di navigazione. Ci sono ragioni di attendersi un’intercettazione abbastanza precoce, cioè in acque internazionali molto lontane da Gaza, ma poi in realtà nessuno di noi sa che cosa farà Israele e sappiamo che si sono spinti fino a ovest di Creta per le intercettazioni della notte del 29 del 30 aprile scorso, per cui ci aspettiamo che intervengano presto”.

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