Aiuti a Gaza, è partita dalla Libia la spedizione di terra: “Obiettivo entrare a Rafah”
di Alessandro Parente (da Il Fatto Quotidiano)

Un convoglio di oltre 600 persone è in viaggio

Non solo il mare si mobilita per Gaza, ieri un convoglio di oltre 600 persone ha intrapreso il cammino via terra verso il valico di Rafah per raggiungere quindi la Palestina dall’Egitto. In Libia da giorni si erano riuniti gli attivisti di circa 30 paesi, fino a quando le ambulanze della Mezzaluna Rossa sono arrivate a sirene spiegate. Ecco che dopo un’organizzazione durata mesi, sono potuti partire. Hanno lasciato Tripoli ieri all’alba, pronti ad attraversare un territorio che “ha di per sé le sue caratteristiche geopolitiche”, ci ha raccontato Massimo Marchini da uno dei pullman durante uno dei posti di blocco che divide l’ovest dall’est, “le due Libie”. La delegazione italiana è composta da 13 persone, il cui visto per la Libia è stato processato in Italia e le autorità di Tripoli a quanto pare hanno ben accolto i visitatori e la loro missione. “Ci hanno anzi protetto”, osserva Massimo, “durante gli scontri avvenuti non lontano da noi poco dopo il nostro arrivo”.

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Nei giorni scorsi infatti due milizie sembrerebbero essersi contese una parte di territorio a colpi di drone e armi da fuoco. Il convoglio diretto a Gaza è seguito da mezzi pesanti che assicurano il trasporto di case mobili, farmaci, supporti alimentari e altri aiuti umanitari di diverso tipo. Mentre negli autobus viaggiano medici e personale sanitario vario, educatori, ingegneri e costruttori. “Lo spirito è forte” assicura Marchini, “la Palestina ha il potere di unire le persone e ci dà determinazione a percorrere un cammino che, anche se a volte scomodo e difficile, necessario. Non dimentichiamo quello che invece palestinesi stanno soffrendo”. L’organizzazione del viaggio è la stessa sia via terra che per mare, e questa volta, a differenza dello scorso anno, non è solo il popolo del Magreb in cammino. La presenza di più delegazioni, anche europee, nasce dal bisogno di “portare più attenzione anche su questa missione”. Come per la flottiglia di marinai, anche questo convoglio ha pubblicato un tracker affinché chiunque possa seguirlo.

Durante il viaggio gli attivisti si dedicano principalmente alla diffusione di informazioni, a mantenere contatti e a far sì che non cali l’attenzione, oltre che a comunicare con le piazze affinché ci siano mobilitazioni nel caso dovesse succedere loro qualcosa. “Le piazze sono la nostra assicurazione. L’unica cosa che possiamo fare e che ha un impatto, è la pressione politica”, conclude Marchini prima di doverci lasciare per i controlli.

Il valico di Rafah divide la Palestina dall’Egitto, ma di fatto è Israele a dover dare l’ok al Cairo per poterlo aprire. A marzo 2025 il valico è stato chiuso definitivamente lasciando a marcire lì fuori tonnellate di cibo.

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