Approfondimenti

Flotilla, rientrano tutti gli attivisti (tranne una). I pm possono contestare il reato di tortura


di Riccardo Antoniucci e Vincenzo Bisbiglia

Ai pm il video di Ben-Gvir e una lista di sei nomi

C’è chi si trascina la gamba e ha bisogno delle stampelle per salire in macchina. Chi si alza la maglietta e sulla schiena presenta gli ematomi causati da taser e pugni. E poi costole incrinate, mani doloranti, vistosi bernoccoli e occhi gonfi e neri. E le molestie e abusi sessuali che non si possono esibire ma andranno approfonditi. Stanno rientrando un po’ per volta i militanti italiani della Global Sumud Flotilla. In 14 sono atterrati ieri sera tardi a Fiumicino e Malpensa, altri 12 arriveranno tra oggi e i prossimi giorni. Come loro, anche gli altri attivisti di vari Paesi sequestrati tra lunedì e martedì dalla marina israeliana mentre navigavano in acque internazionali al largo di Cipro, molti nemmeno diretti verso Gaza. Gli italiani rimasti a Istanbul lo hanno fatto per scelta, per farsi visitare in ospedale e contribuire a testimoniare, certificati medici alla mano, i maltrattamenti. Nella metropoli turca si è riunito tutto il comitato della Gsf, inclusi Thiago Avila e Saif Abukeshek.

Nelle prossime ore, i racconti delle torture e le relative immagini finiranno anche sulla scrivania dei pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, che – coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi – li ascolteranno e acquisiranno la denuncia del team legale della missione (a fianco il racconto del nostro inviato Alessandro Mantovani, rientrato ieri mattina insieme al deputato M5S, Dario Carotenuto). La Procura di Roma ha un fascicolo già aperto per sequestro di persona e danneggiamento dopo il blitz della marina israeliana tra il 29 e il 30 aprile al largo di Creta. I fatti di questi giorni finiranno nella stessa indagine, così come il video diffuso dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ad Ashdod, tra gli attivisti della Flotilla inginocchiati e derisi.

Tra gli altri, Antonella Bundu, candidata presidente alle ultime elezioni Regionali in Toscana, ha raccontato come gli incursori che hanno abbordato la sua barca giocassero a puntare il laser del fucile sulle loro fronti. “Ad Ashdod – ha detto – con noi c’era anche una ragazza che soffre di epilessia. Le hanno sbattuto due volte la testa per terra”. È rientrato con lei anche Dario Salvetti, del comitato dell’ex Gkn. Vittorio Sergi, del coordinamento Marche per la Palestina, ha descritto poi il centro di detenzione improvvisato dalla polizia israeliana nel porto come “un vero e proprio campo di concentramento, fatto di container e filo spinato”, dove “venivamo picchiati ogni volta che alzavamo la testa o che provavamo a sederci”.

È molto probabile, come avvenuto nell’ambito del primo fascicolo aperto dopo la prima Flotilla del 2025, che l’acquisizione di testimonianze e documenti spingerà i pm a contestare anche il reato di tortura. Tra l’altro, proprio nell’ambito dell’inchiesta precedente, il ministero della Giustizia sta valutando la richiesta di rogatoria presentata dai pm romani. Al momento, entrambi i fascicoli sono contro ignoti. Ma i pm hanno acquisito dai legali della Flotilla una lista della Fondazione Hind Rajab con i nomi dei presunti responsabili dell’abbordaggio e delle torture del 2025: almeno 6 persone tra dirigenti del carcere di Keziot e ufficiali di marina. Il governo israeliano ieri ha espulso tutti i 429 attivisti internazionali della Flotilla, con diversi voli verso Istanbul. Sono rientrati 37 francesi, 12 australiani e i 44 spagnoli dovrebbero tornare oggi, almeno una parte. Tutti espulsi da Israele, tranne una: Zohar Chamberlain Regev, cittadina tedesca e israeliana. La donna è stata processata per direttissima e rilasciata a piede libero: i giudici le hanno imposto una multa di 50mila shekel (circa 15mila euro) e il divieto di entrare a Gaza. Lo Stato aveva chiesto una pena molto più severa.

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