È un verso di una poesia di Tawfiq Zayyad, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994. “questo popolo ha sette anime,
ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”. Ascolta la poesia inserita nella Cantata Rossa per Tal El Zaatar
di Giulio Stocchi e Gaetano Liguori.

In questa rubrica vi racconteremo storie di resilienza e determinazione di un popolo che ama la vita e merita di vivere con dignità, indipendenza e libertà.

Seconda puntata: Maliha Nassar… una donna che affronta da sola un esercito di coloni

Su questa terra c’è quel che merita la lotta e la resistenza da parte della palestinese Maliha Nassar. Lei percorra lunghe distanze che si estendono per diversi chilometri per continuare a coltivare la sua terra in una grande sfida all’esercito di occupazione israeliano e ai suoi coloni, le cui persecuzioni nei suoi confronti hanno superato ogni limite, e per loro la sua presenza è diventata una “spina in gola”.

Nella città di Ariha (Gerico), Maliha continua a lavorare sulla sua terra, circondata da tre avamposti di insediamenti in graduale espansione. Da deserto arido e luogo di pietre, come volevano i coloni, lo ha trasformato in una terra fertile, coltivandola con erbe medicinali e varie piante aromatiche, ed esportando i suoi prodotti sui mercati locali e internazionali.

Il suo motto è “Dimostrare la nostra esistenza”, Maliha è entrata nella terra nel 2020 e ha perseverato, sfidando tutte le condizioni imposte dall’occupazione. Ha infranto le barriere delle restrizioni d’accesso, le provocazioni e le violazioni dei coloni, tra cui arresti, interruzioni dell’acqua, chiusure stradali e vessazioni ed espulsioni delle comunità beduine, come accade nella zona di Al-Auja.

Ha detto: “Ci hanno tagliato l’acqua per tre mesi, causando siccità e la distruzione dei raccolti, persino delle palme. Nonostante ciò, abbiamo continuato a lavorare e piantato diverse specie, tra cui la moringa, chiamata la ‘pianta miracolosa’ – una pianta del deserto di origine indiana con proprietà benefiche per la salute – e l’abbiamo prodotta in varie forme: foglie, polvere e altro”.

Maliha coltivava anche erbe aromatiche della regione come salvia, timo e origano, “nella speranza di esportarle in tutto il mondo e preservare il patrimonio botanico locale”, oltre a prodotti per la cura della pelle, “tutti provenienti da questa terra”, come afferma lei stessa.

Dalla sua casa a Ramallah, Maliha viaggia da sola lungo una strada lunga e impervia per raggiungere la sua terra a Gerico, nota per il suo clima desertico torrido, sopportando le difficoltà del viaggio, i posti di blocco militari dell’occupazione, dove rimane in attesa per ore, e le molestie dei coloni.

Riguardo a un episodio in cui è stata provocata dai coloni, Maliha ricorda che una volta si erano opposti al fatto che indossasse una maglietta con la scritta “Palestina” e il simbolo della kefiah palestinese; ma lei risponde: Se cercano di cancellare la Palestina dalla mappa per eliminare la presenza palestinese, allora il nostro ruolo è resistere in questa battaglia e rimanere qui, su questa terra. “Questa è la terra in cui siamo nati e in cui moriremo. Loro sono gli stranieri, e sono loro che devono lasciarla.”

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