A quarantasei anni dalla strage che il 2 agosto 1980 insanguinò la
stazione di Bologna, PeaceLink torna a ricordare le 85 vittime e gli
oltre 200 feriti di quel sabato mattina. Lo fa con un nuovo editoriale
dal titolo “Strage di Bologna: una scomoda verità”, che ripercorre gli
accertamenti giudiziari e le sentenze definitive grazie alle quali la
strage non è più un mistero.

L’editoriale mette in luce come l’eccidio sia stato eseguito da una
banda di terroristi neofascisti con la copertura dei vertici piduisti
dei servizi segreti militari e del loro burattinaio Licio Gelli. Ma va
oltre: richiama espressamente la dizione di “regia atlantica” utilizzata
dalla magistratura, che ha accertato come la strage sia stata compiuta
in una “cornice piduista” e in una “prospettiva politica atlantista”.

Fu quindi strage di Stato – non perché realizzata da servizi deviati, ma
perché ha fatto perno su apparati dei servizi segreti pienamente
organici al livello dell’alleanza militare internazionale a cui
afferivano. PeaceLink ha dedicato spazio al ruolo di Federico Umberto
D’Amato, ex capo dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero
dell’Interno, rappresentante del Ministro dell’Interno nel Comitato di
Sicurezza della NATO e affiliato alla P2. D’Amato – deceduto nel 1996 –
è ritenuto il punto di raccordo tra la trama eversiva e i servizi
segreti, l’uomo che faceva da cerniera fra i servizi segreti e la NATO.

L’editoriale ricorda infine come le indagini e le sentenze abbiano
individuato quattro mandanti, finanziatori e organizzatori della strage
– tra cui Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi – tutti deceduti e per
questo mai processati per il loro ruolo.

Ti invitiamo a leggere e diffondere questo contributo, perché il dovere
della memoria è un dovere verso la verità: una verità scomoda, ma che
deve diventare patrimonio della coscienza collettiva e della nostra
consapevolezza storica.

Leggi l’editoriale completo:
https://www.peacelink.it/editoriale/a/51495.html

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