Approfondimenti

Lo Yemen è spaccato: per fermare l’avanza degli Houthi l’aeronautica saudita interviene duramente.

di Farian Sabahi (da Il Fatto Quotidiano)

Luca Nevola (Istituto europeo di Pace): “Lo Yemen è spaccato, ma quelle milizie sciite hanno molti consensi”
“Brillanti nella strategia militare”

“Il primo fattore che spiega la rapida avanzata degli Houthi è il venir meno del sostegno diretto degli Emirati Arabi alle Joint Forces, coalizione comprendente le National Resistance Forces di Tareq Saleh, le Giants Brigades e altre formazioni locali presenti sulla costa occidentale – spiega Luca Nevola, Regional advisor per l’Istituto europeo di Pace –. Il secondo fattore è la persistente frammentazione del campo anti-Houthi. Nonostante gli sforzi sauditi e il tentativo del Supreme Military Committee di creare una catena di comando comune, l’integrazione operativa tra le diverse formazioni è rimasta incompleta. La mancanza di coordinamento ha impedito alle forze di terra di opporre una risposta unitaria alla maggiore coesione organizzativa degli Houthi”.

C’è altro che spiega il successo militare degli Houthi?

La strategia: sono avanzati lungo due assi convergenti, da nord e da est. La manovra ha minacciato di accerchiare le unità di Tariq Salih schierate nel distretto di Hays, costringendole alla ritirata, e ha colto di sorpresa le forze anti-Houthi concentrate a Mokha in vista di una controffensiva.

L’Ia ha avuto un ruolo?

Nonostante il clamore suscitato dall’uso di Claude, non esistono prove che l’intelligenza artificiale abbia fornito agli Houthi un vantaggio tattico nell’offensiva.

Gli Houthi hanno agito agli ordini di Teheran?

L’avanzata lungo la costa occidentale riflette una convergenza di interessi interni e regionali, producendo un duplice vantaggio per Sana’a e per Teheran. La conquista di posizioni strategiche intorno a Bab el-Mandeb offre all’Iran un ulteriore strumento di pressione sugli Usa e rappresenta l’attuazione di un progetto strategico dal grande valore simbolico per Tehran, il controllo dei due stretti. Le operazioni degli Houthi nel Mar Rosso hanno portato a un aumento decisivo del prezzo del petrolio e dei premi assicurativi.

Gli Houthi hanno consenso popolare in Yemen?

Gli Houthi hanno sempre unito una dottrina religiosa con un progetto politico. Dopo le rivolte arabe si erano presentati come paladini della lotta alla corruzione e oppositori delle élite legate al vecchio regime di Ali Abdullah Saleh e al governo di transizione. Quando conquistarono Sana’a nel settembre 2014, la popolazione reagì quindi in modo contrastante. Una parte guardava con favore alle loro campagne contro la corruzione e la rimozione dei sussidi sul carburante, mentre la loro retorica anti-americana trovava grande risonanza in molti settori della società. Altri, invece, si opponevano già alla loro presenza, denunciandone l’autoritarismo e la connotazione religiosa e settaria.

In quale misura in Yemen è presente anche l’Isis?

La presenza dello Stato Islamico in Yemen è estremamente limitata.

E al Qaeda?

Mantiene una presenza operativa più consistente. Il gruppo sembra avere adottato una strategia attendista, sfruttando il vuoto lasciato dal ridimensionamento delle operazioni antiterrorismo e dalle tensioni tra Arabia Saudita ed Emirati per riorganizzarsi, reclutare e consolidare le proprie reti.

È possibile che gli Houthi cerchino ora di allargare il proprio controllo ad altri governatorati?

Sulla costa occidentale, è probabile che gli Houthi cerchino di consolidare le proprie posizioni intorno a Dhubab e sull’isola di Perim. In assenza di aperture saudite sull’attuazione della roadmap, potrebbero inoltre intensificare le operazioni su altri fronti sensibili, in particolare intorno a Taiz e Marib. Quest’ultima, strategica per le sue risorse energetiche, rappresenta tuttavia una linea rossa per l’Arabia Saudita, che probabilmente ne sosterrebbe la difesa con un’intensa campagna aerea. La conquista della città di Marib e dei vicini giacimenti petroliferi e di gas consegnerebbe agli Houthi il controllo quasi completo dello Yemen settentrionale, privando al contempo il governo di una fonte vitale di entrate.

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