di Andrea Sceresini (da il manifesto)

Flotta continua L’Europa non risponde all’invito a ispezionare le barche e garantire che portino aiuti

La Global Sumud Flotilla dovrebbe essere salpata dalla Turchia all’alba di oggi, e in questo momento veleggiare verso Gaza. «La più grande missione umanitaria che abbia mai tentato di spezzare l’assedio criminale della Striscia» – come era stata definita oltre un mese fa, prima della partenza dalle coste della Sicilia – dovrebbe essere dunque nuovamente in mare, nonostante tutto e nonostante tutti.

A due settimane esatte dall’assalto illegale condotto dalle forze dell’Idf nelle acque a ovest di Creta, che costò la perdita di 22 imbarcazioni e l’arresto di 181 attivisti, la Flotilla è stata in grado non solo di ricompattarsi, ma, addirittura, di attirare nuovi partecipanti. A mettersi in rotta verso la Palestina sono oggi infatti ben cinquantaquattro imbarcazioni con a bordo circa cinquecento passeggeri provenienti da quarantacinque paesi: una formazione di dimensioni mai viste, che certamente darà non poco filo da torcere alle forze armate di Tel Aviv. L’obiettivo finale – come ribadito costantemente dagli organizzatori – è quello di raggiungere Gaza superando il blocco navale di Israele. Lo scopo, «consegnare alla popolazione locale circa dieci tonnellate di aiuti e aprire un nuovo corridoio umanitario verso le Striscia».

È palese, tuttavia, che i generali di Netanyahu faranno di tutto per chiudere la partita ben prima che ciò accada, e possibilmente non appena gli scafi della Flotilla passeranno dalle acque turche a quelle internazionali. Alla vigilia della precedente intercettazione, il ministro degli esteri israeliano Israel Katz aveva dichiarato che sia le imbarcazioni che i beni da esse trasportate risultavano «destinati all’uso in reati terroristici». Una tesi a dir poco fantasiosa, ma che fu più che sufficiente – almeno, nell’ottica di Katz – per giustificare lo sguinzagliamento dei famigerati parà della “Shayetet 13” contro gli attivisti disarmati in transito a oltre settecento miglia marine dalle acque di Tel Aviv.

Oggi, per evitare che il governo di Israele possa rievocare impunemente le medesime calunnie, i responsabili della Global Sumud Flotilla hanno invitato sia il Parlamento Europeo che il Servizio europeo per l’azione esterna a «inviare una delegazione istituzionale incaricata di verificare il carico delle imbarcazioni e certificare la natura esclusivamente civile e umanitaria della missione». Un appello, tuttavia, al quale né Strasburgo né Bruxelles hanno mai risposto. «Noi continueremo ugualmente, perché in questo momento – ha detto ieri, durante una affollatissima conferenza stampa, il portavoce del movimento Saif Abukeshek, reduce, con Thiago Ávila, da dieci giorni di dura detenzione nelle carceri israeliane – è l’unica cosa che possiamo fare . Dal 1948 a oggi, le forze sioniste hanno cercato in ogni modo, e con ogni mezzo, di sterminare il popolo palestinese. Perciò, è necessario che la Flotilla salpi verso Gaza. Perciò, oggi più che mai, dobbiamo andare fino in fondo».

A Marmaris, dopo che la partecipata assemblea generale di due giorni fa ha ribadito l’intenzione degli attivisti di continuare il viaggio, il clima sembra finalmente disteso. «Abbiamo atteso fin troppo, ora è giunta – dice qualcuno – l’ora di salpare. Gli israeliani? E’ chiaro che cercheranno di fermarci, esattamente come già hanno fatto a Creta. Ma lasciarsi intimorire significherebbe dargliela vinta, significherebbe abbandonare il popolo palestinese. E questo, oggi, nessuno potrebbe accettarlo». A rendere ancora più solenni questi momenti, ci si è messo poi anche il calendario. Domani, 15 maggio, si celebra il Giorno della Nakba, che coincide con l’anniversario della fondazione dello stato di Israele.

Nota della redazione di Anbamed. Ecco i nomi dei parlamentari italiani che hanno firmato la richiesta all’UE:

 I 300 a bordo delle trenta imbarcazioni viaggeranno senza il supporto dell’Europa. Le istituzioni Ue non hanno dato alcuna risposta alla richiesta fatta dalla Flotilla nei giorni scorsi di attivare un’ispezione indipendente nel porto di Marmais e dissipare così ogni dubbio sulla natura civile della missione.

Nei giorni scorsi, si legge in un comunicato stampa, “oltre alla lettera copnsegnata alla Comissione Europea a Roma dalla delegazione italiana, la Flotilla ha formalmente richiesto il coinvolgimento di membri del Parlamento europeo e del Servizio Europeo per l’Azione Esterna, al fine di inviare una delegazione istituzionale incaricata di verificare direttamente il carico delle imbarcazioni e certificare la natura esclusivamente civile e umanitaria della missione”. La richiesta prevedeva una verifica indipendente sul carattere esclusivamente civile e non militare delle imbarcazioni, sulla natura non offensiva del materiale trasportato, e sulla presenza a bordo di beni di prima necessità, medicinali, generi alimentari e aiuti umanitari destinati alla popolazione civile di Gaza. Inoltre la Global Sumud Flotilla “aveva espresso piena disponibilità a collaborare con istituzioni europee e organismi internazionali, al fine di garantire il massimo livello di trasparenza e consentire ogni forma di controllo indipendente”.

Una richiesta che non ha ricevuto alcun riscontro formale, né indicazioni operative. Nessuna risposta nemmeno alla lettera indirizzata a Kaja Kallas e Roberta Metsola e firmata da 19 eurodeputati italiani, che si sono fatti portavoce dell’appello della Flotilla ribadendo la disponibilità a un’operazione trasparenza. “In questo contesto – scrivono – il vostro intervento volto a promuovere e coordinare una verifica indipendente e imparziale sarebbe accolto con la massima collaborazione dai partecipanti alla missione e rappresenterebbe un importante contributo alla tutela del diritto internazionale, della libertà di navigazione e alla salvaguardia delle iniziative umanitarie a favore della popolazione civile”. Inoltre, “data la delicatezza della situazione, aggravata da un contesto particolarmente pericoloso, riteniamo essenziale che le istituzioni europee garantiscano il pieno sostegno diplomatico alla missione, sia durante il suo soggiorno in Turchia che per tutta la durata del suo viaggio”. Prima firmataria della lettera è l’europarlamentari Benedetta Scuderi. Gli altri sono Ilaria Salis, Cecilia Strada, Cristina Guarda, Mimmo Lucano, Leoluca Orlando, Ignazio Marino, Giuseppe Antoci, Danilo Della Valle, Mario Furore, Carolina Morace, Valentina Palmisano, Gaetano Pedullà, Dario Tamburrano, Pasquale Tridico, Brando Benifei, Annalisa Corrado, Sandro Ruotolo, Marco Tarquinio.

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