Le false kefiah dei “ragazzi delle colline”
di Fabio Bucciarelli (fotografo- articolo ripreso dal Fatto Quotidianmo)

I coloni israeliani scendono dalle colline col volto coperto dalla kefiah, simbolo dell’identità e della resistenza palestinese. Ora la indossano anche loro, come stratagemma per camuffarsi e confondere telecamere e media meno attenti. Nella Cisgiordania occupata non sembra più sufficiente prendersi la terra, c’è anche il desiderio di rubare i simboli di chi quella terra la sta perdendo.

Li riconosci da lontano, non soltanto dai payot che scendono lungo le tempie, ma dal modo in cui si muovono su queste colline, con la sicurezza di chi conosce ogni sentiero. Molti giovani ultranazionalisti religiosi sono nati qui, cresciuti qui, e sono convinti che questa terra appartenga a loro, per volontà divina.

Hanno meno di vent’anni, ma sono stati indottrinati al tal punto da esser certi che Dio l’abbia donata al popolo ebraico circa 4mila anni fa e che, perciò, i palestinesi debbano andarsene. Vengono a cacciare i contadini e a rubargli le olive. Prima arrivano i telefoni, puntati a pochi centimetri dai volti con le telecamere sempre accese. Gli attivisti, non potendoli allontanare fisicamente, li riprendono a loro volta in una sfida di smartphone. Ma non basta per demoralizzare la raccolta, così cominciano a provocare, a girarti intorno e a sbatterti contro, che tu sia attivista, giornalista o palestinese. Ti fumano in faccia e ti fanno lo sgambetto. Nessuno retrocede, nessuno scappa, fino a quando chiamano i rinforzi, e arrivano i soldati dell’esercito occupante. I coloni li salutano, li prendono da parte e confabulano con loro.

La raccolta è terminata e i frutti vengono nascosti dentro il furgone, mentre i coloni, scortati dai militari, continuano ad avanzare. Metro dopo metro, sono ormai diventati centinaia e gli alberi di ulivo appaiono più piccoli fra i i mezzi blindati dell’esercito.

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