Per ascoltare l’audio di oggi, 24 maggio 2024:

Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.

Direttore responsabile Federico Pedrocchi)

Rassegna anno V/n. 138 (1389)

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Le notizie:

Genocidio a Gaza

Nove stragi ieri con 91 uccisi e 121 feriti. I bombardamenti hanno riguardato tutte le zone della Striscia, in particolare il centro con il bombardamento di una moschea, piena di sfollati. Una delle più feroci stragi compiuta dai generali israeliani dall’inizio dell’invasione.

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Situazione umanitaria

Le organizzazioni dell’ONU mettono in guardia dalla carestia che incombe su Gaza. “I depositi si stanno svuotando e non arrivano nuovi rifornimenti. Oltre alla situazione di guerra che impedisce la distribuzione degli aiuti. Se non entrano nuovi carichi di aiuti, la fame è alle porte ora, non domani”. Lo ha annunciato il portavoce per gli affari umanitari dell’ONU, Dujarric.

La mancanza di carburante ha bloccato le cure nei pochi ospedali ancora operanti. Nell’ospedale Al-Aqsa di Deir Balah, nel centro della Striscia, in mancanza dell’elettricità, i medici scaldano con le proprie mani i corpi dei neonato prematuri.

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Cisgiordania e Gerusalemme est

A Jenin, la 72 offensiva militare israeliana dallo scorso ottobre, ha lasciato devastazioni e morti. La Mezzaluna rossa ha confermato l’uccisione di 12 persone tra i quali 5 bambini e minori. Nell’ospedale della città ci sono 25 feriti alcuni gravi. Un anziano, Mohammed Zar’een, ha raccontato che i soldati hanno fatto saltare con la dinamite l’ingresso della casa, hanno usato un drone per ispezionare l’interno e poi, una volta accertata la non presenza di uomini armati, sono entrati e hanno preso il figlio minore, 17 anni, come scudo umano per entrare a perquisire le case adiacenti. Un altro, Mohammed Hujair, ha raccontato con le lacrime agli occhi l’assassinio a sangue freddo di suo figlio di 16 anni: “stava andando al lavoro sulla sua bicicletta, gli hanno sparato uccidendolo. Vogliono costringerci alla deportazione, ma noi resisteremo”, ha detto.

All’alba di oggi, truppe israeliane hanno invaso Tulkarem, Nablus e un villaggio nei pressi di Ramallah. Aggressioni armate dei coloni contro i pastori palestinesi in contemporanea nel distretto di El-Khalil e nella valle del Giordano, con l’obiettivo della loro deportazione.

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Corte di Giustizia Int.

La Corte di Giustizia Int. emetterà oggi la sentenza sulle operazioni militari israeliane a Gaza. È il ramo emergenziale della più generale causa intentata dal Sud Africa contro Israele per genocidio. La stampa israeliana rivela che il governo Netanyahu è preoccupato per l’eventuale sentenza di fermo delle operazioni a Rafah, ma che l’orientamento di Tel Aviv è quello di non rispettare le ordinanze della giustizia internazionale, nata dalla risposta ai genocidi perpetrati dal nazismo.

La seduta di oggi sarà trasmessa in diretta, alle 15:00 di oggi, sul sito della JIC QUI

leggi il comunicato in inglese e qui in francese

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Biblioteche nel mirino

L’esercito israeliano ha la sfacciataggine di presentarsi come il più etico del mondo. Infatti nel suo attacco contro la popolazione di Gaza ha preso di mira ospedali, moschee, chiese, scuole, mercati, università. Ha raso al suolo interi quartieri, divelto strade, bombardato pozzi d’acqua, arato con i carri armati piantagioni. Usato bombe anti bunker da 2000 kg su palazzi residenziali. Ha arrestato, trasferito in lager nel deserto del Negev civili e in particolare medici e personale sanitario. I suoi soldati hanno rubato di tutto nelle case palestinesi occupate militarmente: dalle lavatrici alle chitarre e soprattutto soldi e oro.

Una Foto da sola denuncia tutti questi crimini: un soldato si fa fotografare nella biblioteca dell’Università di Gaza mentre alle sue spalle i libri bruciano. Si vanta di aver appiccato lui il fuoco.  

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Prigionieri

Brigate Qassam pubblicano la foto del comandante della brigata israeliana ai confini di Gaza, Assaf Hamami, catturato il 7 ottobre, ma non rivelano la sua sorte. L’esercito in precedenza aveva comunicato alla famiglia che il comandante era morto e il suo corpo è nelle mani di Hamas e a dicembre erano stati svolti a Tel Aviv i funerali simbolici del militare.

Il video di ieri riporta la vicenda alla ribalta e ravviva le speranze della famiglia che l’uomo sia ancora vivo.

Parallelamente a questa vicenda vi è la storia di Wafaa Jarrar, 49 anni, di Jenin, arrestata dalle truppe israeliane che hanno invaso la città. Secondo il Comitato per la protezione dei detenuti, Jarrar è ricoverata nell’ospedale israeliano di Afula, dove le è stata amputata una gamba. Si trova nel reparto di terapia intensiva, per danni alla spina dorsale. La militante palestinese, secondo la famiglia, godeva di buona salute prima del suo arresto avvenuto in forma violenta, con l’irruzione dei soldati nella casa sparando all’impazzata e terrorizzando i bambini. Suo marito è sotto gli arresti amministrativi, senza accusa e senza processo, dal febbraio scorso.   

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Trattative

Una delegazione dei servizi di sicurezza egiziani è in visita a Tel Aviv per discutere delle nuove proposte israeliane per lo scambio di prigionieri. La stampa israeliane parla di un incontro in una capitale europea tra il capo della CIA, Burns, quello del Mossad, Barnea, con il primo ministro e ministro degli esteri del Qatar, Al-Thani, per mettere a punto il nuovo tentativo di raggiungere un accordo. Secondo anticipazioni della stampa USA, il governo israeliano offre la liberazione di un numero considerevole di detenuti palestinesi in cambio di 33 ostaggi israeliani, nella prima fase, e poi il ritiro dalla parte centrale della Striscia e di discutere nella seconda fase “l’allentamento della conflittualità”, che sarebbe implicitamente un avvio verso la fine delle operazioni militari e il ritiro da Gaza di tutti i soldati. Il rappresentante di Hamas a Beirut ha rifiutato di commentare queste rivelazioni, sostenendo che non si discutono le farneticazioni della stampa israeliana. “Se non sarà scritto nero su bianco che l’aggressione militare sarà conclusa alla fine della terza fase dello scambio di prigionieri di guerra, non ci sarà nessun accordo e non saranno fornite informazioni sulla situazione dei prigionieri israeliani nelle nostre mani. Le nostre proposte sono state chiare già ad aprile, prima che Netanyahu facesse saltare il tavolo delle trattative con l’avanzata terrestre a Rafah. Netanyahu ha abbandonato i suoi militari prigionieri, per salvaguardare la sua persona dai tribunali”.

La stampa egiziana è pessimista e il canale Al-Qahera News ha sostenuto che le manovre politiche di Netanyahu sono ambigue e non promettono di una ripresa vera delle trattative. Ma ha anche sottolineato che l’Egitto è disponibile a continuare il suo ruolo di mediatore, se le parti lo richiedano esplicitamente. La tensione diplomatica tra i due paesi è arrivata all’apice a causa dell’occupazione israeliana del valico di Rafah e le continue accuse del governo israeliane rivolte al Cairo, sul mancato passaggio degli aiuti umanitari. Due giorni fa il capo di Stato maggiore delle forze armate egiziane ha affermato che il suo paese potrebbe congelare le trattative, per lo scambio di prigionieri, se Israele continua la sua condotta di scaricabarile: “Al telefono ci ringraziano e pubblicamente ci infangano. Questo gioco al massacro deve finire”, ha detto in un discorso alle truppe, durante manovre militari in Sinai.

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Diplomazia internazionale

Il riconoscimento da parte di Spagna, Irlanda e Norvegia dello Stato di Palestina ha accresciuto l’isolamento di Israele. Anche se Parigi ha dichiarato che non è ancora tempo per la diplomazia francese di giungere ad un passo simile, il ministro degli esteri britannico non lo ha escluso e l’opposizione laburista preme in quella direzione. L’UE rimane spaccata: riconoscono la Palestina, oltre alle ultime tre nazioni, Bulgaria, Cipro, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria. In totale 11 su 27. Sono aperturisti Belgio, Malta e Slovenia.

L’Italia è la perenne tentennante. All’assemblea generale dell’ONU si è astenuta sul riconoscimento dell’ingresso della Palestina a pieno titolo nell’organismo internazionale. La Farnesina però a Roma aveva dato alla delegazione palestinese lo status di ambasciata e tuttora tiene a Gerusalemme est un ufficio consolare per i rapporti con l’ANP. Ipocritamente tiene il piede in due scarpe.

Se guardate la cartina del mondo, i paesi che riconoscono la Palestina sono la stragrande maggioranza. Ecco una breve cronistoria e la cartina dei 143 paesi che riconoscono la Palestina

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Armi italiane per il genocidio

Dati inediti dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli attestano che solo nei mesi di dicembre 2023 e gennaio 2024 l’Italia ha esportato in Israele armi e munizioni da guerra (e non per uso “civile”) per oltre due milioni di euro: 730.869,5 euro a dicembre dello scorso anno, quasi raddoppiati a 1.352.675 euro a gennaio 2024. “Cifre elaborate sottraendo la quota di munizioni comuni non oscurate dall’Istat: ciò significa che si tratta di materiale interamente a uso militare”, conferma Giorgio Beretta, analista esperto dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal). Il governo delle destre a Roma ha archiviato la legge 185/1990. (Per maggiori info: leggi tutto).

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Notizie dal Mondo

Sono passati due anni, tre mesi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

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Mai Indifferenti. Voci ebraiche per la PACE leggi tutto

Approfondimenti

76 anni di Nakba, la cacciata dei palestinesi dalla loro terra: qui

[Finestra sulle Rive Arabe] “Il mare nella letteratura araba contemporanea”, di Antonino D’esposito. QUI

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