Per ascoltare l’audio di oggi, 25 maggio 2024:

Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.

Direttore responsabile Federico Pedrocchi)

Rassegna anno V/n. 139 (1390)

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Le notizie:

Genocidio a Gaza

Nel giorno 232esimo dell’aggressione israeliana contro la popolazione di Gaza, il totale delle vittime dall’inizio di ottobre è stato 35.857 civili uccisi e 80.293 feriti.

Bombardamenti incessanti per tutta la notte, con decine di uccisi e centinaia di feriti. Sono state bombardate anche le zone dove la popolazione di Rafah è stata costretta a sfollare. Non c’è nessun posto sicuro a Gaza. Su Rafah una cascata di fuoco che ha colpito anche nei dintorni dell’ospedale kuwaitiano. Secondo testimoni oculari, dopo i bombardamenti i soldati avanzano con il supporto di cani e droni tra le macerie alla ricerca dei combattenti.

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Corte di Giustizia Int.

La Corte internazionale di giustizia dell’Aja ha ordinato a Israele di fermare l’offensiva militare a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, deliberando a seguito della richiesta del Sudafrica.

“In conformità con queste indicazioni, sotto la convenzione del genocidio, Israele deve immediatamente fermare la sua offensiva militare e ogni altra azione nel governatorato di Rafah che potrebbe infliggere sul gruppo palestinese in Gaza condizioni di vita che potrebbe portare alla loro distruzione fisica, del tutto o in parte”, ha affermato il presidente della Corte Nawaf Salam. 

Per Antonio Guterres, segretario generale del’ONU, le decisioni della Corte internazionale di giustizia dell’Aja sono “vincolanti” e il segretario generale dell’Onu “confida che siano debitamente rispettate dalle parti”, ha affermato il portavoce del Palazzo di Vetro.  

Tutto il mondo ha chiesto il rispetto delle ordinanze della Corte di Giustizia internazionale per il blocco dell’offensiva di terra a Rafah, la fine dell’aggressione a Gaza e la liberazione degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas. Innumerevoli dichiarazioni di presidenti e premier, dalla Francia al Canada, dalla Cina alla Spagna e anche lo stesso rappresentante UE per la politica estera hanno chiesto a tutte le parti il rispetto dell’ordinanza.

Gli Stati Uniti no. Il portavoce della Casa Bianca si è limitato ad un commento impacciato: “La Corte non ha giurisdizione negli Stati Uniti. Non facciamo parte del trattato di Roma”. Si sono dichiarati fuori dalla legalità internazionale, confondendo la Corte di Giustizia con la Corte penale.

Il governo e l’esercito israeliani hanno invece intensificato gli attacchi contro Rafah e contro tutti i centri della Striscia. Con uno spaventoso bilancio di morti e distruzioni.

La seduta della Corte di Giustizia Int. è stata trasmessa in diretta, sul sito della JIC QUI

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Situazione umanitaria

Il 7 di maggio è stato la data del blocco degli aiuti alla popolazione di Gaza. 2 milioni e 300 mila abitanti, privi di tutto, sono alla mercè dei generali israeliani. La situazione è al limite del collasso, denunciano le agenzie dell’ONU. La carestia è un pericolo in corso, se non verranno aperti i valichi terrestri dal territorio israeliano e egiziano, oltre a quello marittimo costruito dagli USA. “Dal 7 al 23 maggio sono entrati 800 camion; – dice un rappresentante del PAM, il programma mondiale alimentare – una goccia nel mare dei bisogni; neanche il 10% del minimo necessario”.  

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Esodo

Oltre al calvario per la ricerca del cibo, si aggiungono le bombe e le persecuzioni militari. L’esercito ha di nuovo ordinato alla popolazione del nord della striscia di evacuare verso sud. Migliaia di persone si sono avviate in cammino verso una destinazione ignota; è il quinto e il sesto sfollamento, per alcuni è il settimo. Un uomo, che spingeva una carrozzella con sopra una signora anziana deambulante, ha detto ai microfoni di una tv di aver lasciato il campo di Jebalia e non sa dove andare: “Eravamo accampati nei ruderi della nostra casa bombardata, i soldati ci hanno costretto con gli spari a sfollare. Non ci hanno lasciato il tempo neanche di raccogliere le coperte ed i materassi. Non abbiamo con noi neanche una bottiglia d’acqua. Stiamo viaggiando verso l’ignoto”. Una donna con i suoi 5 figli piccoli camminano a piedi sulla strada costiera: “I soldati hanno sparato per terra per costringerci a fuggire. Siamo in cammino con i soli vestiti addosso. Dove dobbiamo andare? Non ho nulla da dare da mangiare ai bambini. Le pallottole e le bombe ci inseguono ovunque. Siamo stati abbandonati da Dio e dagli uomini”. Un uomo con in braccio un neonato: “Che colpa ha un bambino di tre mesi? La madre è morta nel bombardamento e stiamo vagando dall’alba; non ho né acqua, né latte per il bambino. Se non troviamo un ospedale, morirà. Dio è clemente e misericordioso”.

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Cisgiordania e Gerusalemme est

L’UNRWA sintetizza in una frase la situazione in Palestina: Mentre una guerra infuria in Gaza, in Cisgiordania un’altra guerra passa inosservata. Le operazioni militari, la distruzione, le restrizioni ai movimenti e la povertà generano morte, paura, incertezza e ansia tra le comunità di rifugiati palestinesi. Ulteriori escalation allontaneranno ulteriormente una soluzione pacifica”.

Il piano israeliano è coordinato tra le operazioni sistematiche dell’esercito contro villaggi e città, con rastrellamenti a tappeto, e quelle dei coloni che compiono protetti dai soldati incursioni per devastare terreni agricoli, rubare bestiame, invadere villaggi, incendiare case e auto. L’obbiettivo dichiarato è la deportazione dei palestinesi dalla loro terra.

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Prigionieri

L’esercito israeliano ha comunicato di aver recuperato a Jebalia i corpi di tre soldati che erano ostaggi nelle mani di Hamas. Non è stato chiarito come siano morti, se uccisi da un bombardamento israeliano o assassinati da miliziani palestinesi. Il comitato dei parenti degli ostaggi ha scritto in un comunicato che questo triste evento obbliga moralmente e politicamente il governo al ritorno al tavolo delle trattative indirette per salvare la vita ai restanti.

Sull’altro versante, quello dei prigionieri palestinesi nei campi di concentramento del Negev, arrivano nuove rivelazioni del Guardian. Il quotidiano londinese scrive che sono state raccolte testimonianze certe sulle torture e maltrattamenti subite dagli arrestati palestinesi catturati a Gaza dalle truppe di occupazione. “Il campo di concentramento di Sde Teman è costituito di due parti, – ha detto un infermiere che vi aveva lavorato-. Un recinto di filo spinato con dentro delle gabbie metalliche dove sono rinchiusi appollaiati i detenuti, mani e piedi legati con le fasce di plastica e gli occhi bendati. L’altra parte è costituita da tende dove sono collocati i detenuti malati. Sarebbe l’ospedale, ma anche qui i malati-detenuti sono con le mani e i piedi legati ai letti. Anche durante le visite mediche”. Per leggere tutto l’articolo in inglese: qui.

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Trattative

Si è svolto a Parigi un incontro tra i capi della Cia e del Mossad, Burns e Barnea, con il primo ministro e ministro degli esteri del Qatar, Al-Thani. È la conferma che si torna sul binario della trattativa per lo scambio di prigionieri. A Parigi non c’era un rappresentante del Cairo, l’altro paese fondamentale per portare a termine lo scambio dei prigionieri, in quanto confinante con la Palestina e Israele. La diplomazia egiziana in forte risentimento nei confronti del governo israeliano per l’occupazione del valico di Rafah e del corridoio noto con il nome Philadelphia, oggetto di un accordo nel quadro del trattato di pace di Camp David.

Nella stampa israeliana e USA sono circolate versioni di una proposta israeliana, ma non si è mai stata resa pubblica ufficialmente questa fantomatica proposta. Un alto esponente di Hamas ha dichiarato in condizione di anonimato che “finché non riceveremo ufficialmente il piano israeliano, tramite i mediatori, non esprimeremo una risposta. Ad ogni caso se il piano non contiene espressamente e esplicitamente il ritiro delle truppe e la fine dell’aggressione, con garanzie di USA e ONU, non ci sarà nessuno scambio di prigionieri”.

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Diplomazia internazionale

Il rappresentante della politica estera UE, Borrell, ha inviato il governo israeliano a non minacciare i procuratori della Corte Penale Internazionale. In un’intervista rilasciata alla tv pubblica di Madrid, Borrell ha rivolto il suo monito a tutti (quindi implicitamente anche agli alleati statunitensi, abituati a minacce simili in passato) ed ha citato in particolare il governo israeliano: “Tutti devono rispettare le istituzioni internazionali e lo dico sia ai paesi europei che ad Israele. Non si possono terrorizzare i procuratori dell’Aja”. Le minacce sono state profferite e neanche tanto velate da Netanyahu in un discorso televisivo registrato e trasmesso dalla tv pubblica israeliana dopo l’annuncio di Karim Khan della sua richiesta alla Corte di emettere un mandato di cattura nei suoi confronti insieme al ministro della guerra Gallant.

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Solidarietà con la Palestina

Gli studenti dell’Università di California, a Los Angeles, hanno rioccupato la città ricostruendo l’accampamento di tende, due settimane dopo l’attacco dei filo israeliani e l’intervento della polizia per evacuarli. Gli studenti hanno ottenuto la solidarietà di una parte del corpo insegnante e dei funzionari, mentre la direzione ha chiesto l’evacuazione spontanea minacciando di chiamare la polizia e punizioni disciplinari contro gli occupanti. Sono ancora decine le università occupate negli Stati Uniti. Gli studenti chiedono il boicottaggio delle università israeliane e il disinvestimento nelle società che collaborano con l’esercito di Tel Aviv.

Ad Oxford, la polizia ha disperso gli studenti che avevano occupato l’ingresso dell’ufficio del vice preside ed ha comunicato di aver arrestato 16 studenti. In Scozia, gli studenti dell’Università di Edimburgo sono entrati in sciopero della fame per ottenere l’attenzione della direzione alle loro rivendicazioni di disinvestimento nelle società che collaborano con l’esercito israeliano.

In Germania, la polizia ha informato che circa 50 studenti hanno rioccupato uffici dell’Università Hombdolt, dopo che questi uffici erano stati evacuati la scorsa settimana.

Dagli USA e Europa, le proteste degli studenti si sono sviluppate anche in alcuni paesi arabi: a Rabat, a Beirut, ad Amman e a Sanaa sono state organizzate manifestazioni fortemente partecipate in solidarietà con la lotta di liberazione nazionale palestinese.  

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Siria

L’esercito turco continua i suoi crimini di guerra nel nord est della Siria sotto amministrazione autonoma (Rojava). Migliaia di campi di grano, che sono l’unico mezzo di sostentamento per gran parte della popolazione, sono stati ridotti in cenere dai bombardamenti turchi. È avvenuto due giorni fa su larga scala nelle province di Hasaka e Aleppo. I caccia di Ankara hanno usato bombe incendiarie distribuite su un largo fronte, da rendere impossibile ogni tentativo di spegnimento. L’obiettivo è affamare la popolazione.

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Notizie dal Mondo

Sono passati due anni, tre mesi e un giorno dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Anche la Francia ha compiuto manovre militari con caccia dotati di testate nucleari. Torna la pericolosa deterrenza del terrore nucleare. Fonti USA sostengono che l’Europa dovrà entrare in guerra per difendere l’Ucraina. Armiamoci e partite!

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76 anni di Nakba, la cacciata dei palestinesi dalla loro terra: qui

[Finestra sulle Rive Arabe] “Il mare nella letteratura araba contemporanea”, di Antonino D’esposito. QUI

  • Due anni fa l’assassinio di Shireen Abu Akileh: QUI

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