Approfondimenti

Il giornalista israeliano di Haaretz Gideon Levy: “Dopo Gaza, Israele è sempre più brutale”


di Riccardo Antoniucci (dal Fatto Quotidiano)

L’editorialista denuncia l’apartheid verso i palestinesi: “Il mondo apra gli occhi su cosa siamo diventati”

“Davvero pensavate che chi ha commesso un genocidio a Gaza potesse comportarsi con gentilezza con gli attivisti europei?”. Nessuno, finora, ha detto parole tanto nette, dopo le scene e i racconti di abusi contro gli attivisti dell’ultima Flotilla, quanto Gideon Levy, giornalista israeliano decano di Haaretz e autore di saggi ed editoriali molto critici contro le politiche del suo Paese. Sempre più critici, in realtà: basta mettere a confronto i titoli di due saggi su Gaza pubblicati a distanza di 15 anni: nel 2010, il libro che parla della prima invasione dell’Idf nella Striscia nel 2009 e dell’inizio delle politiche di assedio si intitolava La punizione di Gaza. Quello del 2025 sull’ultima guerra invece si chiama The Killing of Gaza. “Quel conflitto ha cambiato l’esercito, e anche la società israeliana”.

Qual è stata la sua reazione alle immagini arrivate da Ashdod?

La prima reazione è stata la vergogna, poi è subentrato il disgusto e infine anche una certa depressione. Perché tutto questo lo hanno fatto in mio nome: sono israeliano, è un mio ministro che ha organizzato e cavalcato quei comportamenti. Però penso anche un’altra cosa: che forse è positivo che il mondo, e gli israeliani, abbiano visto quello che realmente facciamo. E guardate che le immagini dei maltrattamenti degli attivisti della Flotilla sono soltanto un trailer promozionale di quello che i palestinesi vivono ogni giorno. Mi auguro che questo scandalo aprirà gli occhi del mondo su cosa è diventato Israele.

Cosa è diventato?

Se Ben-Gvir ha fatto e pubblicato quei video è perché è certo che gli porteranno consenso. Voti alle elezioni. La destra israeliana moltiplica le condotte barbariche perché producono popolarità, non danno. E, ripeto, pensiamo a cosa viene fatto ai palestinesi se hanno fatto questo agli europei.

Rispetto agli europei, cittadini di Paesi fondamentalmente alleati, c’è stato un cambiamento di percezione? Sono diventati “nemici” agli occhi del governo Netanyahu?

Non è una questione di amico o nemico. Il punto è che la strategia della destra al governo è rispondere alle critiche attaccando. E usano sempre la stessa arma contro i critici: l’antisemitismo, bollano ogni contestazione delle azioni di Israele come odio contro gli ebrei.

Molti politici israeliani, anche il premier Netanyahu e il ministro degli Esteri Sa’ar, hanno preso le distanze da Ben-Gvir. Leggendo le loro parole, però, si nota che quello che si contesta è la scelta di pubblicare i video dei maltrattamenti, perché danneggia l’immagine di Israele, non i maltrattamenti in quanto tali…

Il dibattito pubblico israeliano su questo tema è stato molto più contenuto di come dovrebbe essere. Al netto della politica, la maggior parte degli israeliani non sono rimasti scossi dopo questi fatti, la Flotilla e le violenze non sono un tema caldo qui. In secondo luogo, e non è meno importante, nessuno si è chiesto perché gli attivisti sono stati arrestati, se fosse legittimo o meno. Nessuno ha evidenziato che l’arresto è avvenuto in acque internazionali, che sarebbe stato sbagliato anche se gli attivisti fossero stati trattati bene. La maggior parte degli israeliani vive nell’apatia, e tra i non apatici c’è anche chi guarda positivamente alla scelta di mostrare i muscoli con gli europei. Pensano ‘era ora di farla finita con questi sostenitori del regime nazista di Hamas a Gaza’…

La Francia ieri ha dichiarato Ben-Gvir persona non grata, in Ue si pensa a sanzionarlo. Additando il ministro della polizia come unico responsabile non si rischia di perdere di vista il fatto che anche i militari hanno commesso violenze? Hanno organizzato i pestaggi sulla nave prigione, hanno sparato proiettili (non letali) ad altezza uomo durante gli abbordaggi, hanno usato granate sonore solo a scopo intimidatorio… È un cambio di paradigma, rispetto anche solo al 2025?

Non direi. Il vero discrimine è stato la guerra a Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Da quel momento l’Idf è cambiato. Dopo Gaza ogni soldato è diverso, e anche ogni israeliano. C’è stato un processo di brutalizzazione della società. Pensavate davvero che gli stessi militari che hanno ucciso bambini a Gaza, che gli stessi comandanti che hanno operato un genocidio sarebbero stati gentili con dei giovani europei attivisti pro-Palestina? La verità è che ad Ashdod e in mare, sulla nave prigione, ai militari è stata data la possibilità di comportarsi come si sono comportati a Gaza, di scatenarsi. Non a caso quelle poche volte che i media israeliani mainstream avevano parlato della Flotilla (prima degli abbordaggi, ndr) l’avevano descritta come una missione pericolosa, filo-terrorista, proxy della Turchia. Dicevano che c’erano armi a bordo delle barche… Era una preparazione, una forma preventiva di giustificazione delle violenze che sarebbero state concesse ai soldati di fare.

Teme, come alcuni, che questa violenza delle forze di sicurezza potrà rivolgersi anche contro gli israeliani, per esempio durante la campagna elettorale per le elezioni d’autunno?

La polizia è già molto violenta con le proteste anti-governo e contro la guerra. Detto questo, penso che le elezioni si terranno nella data stabilita e non penso che si svolgeranno in uno stato di guerra civile. Non sono catastrofista come alcuni.

Teme invece il rischio della ripresa della guerra a Gaza, un po’ per via dello stallo della tregua di Trump e un po’ perché Netanyahu potrebbe sfruttare la cosa a suo vantaggio elettorale?

Il rischio c’è. Ma dipende da Trump. Netanyahu ora è totalmente neutralizzato: non può fare a meno di Trump, ma è tagliato fuori dalle sue decisioni. Non credo che riuscirà a ottenere una maggioranza alle prossime elezioni. Questo non vuol dire che anche Lapid e Bennett non avranno molte difficoltà a formare il loro governo. Il punto però è che Bennett non sarà tanto diverso da Netanyahu. Non c’è una vera alternativa, non c’è una vera opposizione che contesti l’occupazione e l’apartheid in West Bank. E le liste arabe sono legali, ma non hanno legittimità politica: nessuno li vorrà come partner di governo. 

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