Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.

Direttore responsabile Federico Pedrocchi)

Per ascoltare l’audio di oggi, 13 gennaio 2024:

Rassegna anno V/n. 012 (1263)

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Appello

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Le notizie

Genocidio a Gaza

Più di 150 civili morti e centinaia di feriti in tre stragi nei centri di raccolta degli sfollati, nelle ultime 24 ore. I più intensi bombardamenti aerei, incessanti anche stamattina, sono avvenuti a Rafah e sulla strada che la collega con il centro della Striscia.

Khan Younis è sottoposta ai colpi dell’artiglieria ed è zona di intervento di terra delle truppe con sporadici scontri con i combattenti e operazioni di demolizione con la dinamite e bulldozer di edifici.

A Deir Balah è stata interrotta l’elettricità mettendo fuori servizio l’unico ospedale nella zona.

Di nuovo interrotte le comunicazioni telefoniche ed Internet nella zona centrale e meridionale della Striscia.

100 giorni di aggressione

Dopo domani è il 100esimo giorni dell’incessante aggressione israeliana su Gaza. È stato convocato dalle organizzazioni palestinesi e quelle solidali con la causa palestinese uno sciopero globale, lunedì 15 gennaio. L’appello internazionale chiede, oltre ad uno sciopero nelle scuole, università e posti di lavoro, di esprimere solidarietà con manifestazioni e presidi davanti alle sedi diplomatiche di Israele e dei paesi sostenitori, soprattutto quelle degli USA. Un’altra modalità di protesta è di non compiere, durante il 15 gennaio, acquisti commerciali e non usare strumenti bancari per un giorno.

Corte Int. di Giustizia

Ieri si è svolta la seconda udienza pubblica della Corte di Giustizia dedicata all’ascolto della difesa di Israele. Un’argomentazione debole, difensiva e che ha voluto mirare alla non competenza della Corte, mettendo in guardia che un’eventuale sentenza che ordina il cessate il fuoco minerebbe il diritto di Israele a difendersi. Molti osservatori sostengono che la risposta israeliana non è convincente e soprattutto non è entrata nel merito delle accuse avanzate dalla delegazione sudafricana, se non con una retorica sprezzante. Per esempio, la definizione della deportazione di massa, verso il sud di Gaza, come un’attenzione alla salvezza della popolazione. La Corte adesso valuterà le dichiarazioni delle due parti e acquisirà le documentazioni fornite da parti terze inerenti alla guerra a Gaza, per poi emettere a breve un suo primo responso al quesito del pronunciamento urgente in via provvisoria per un ordine di cessate il fuoco immediato, per evitare la messa in atto del genocidio, in attesa di un giudizio definitivo. Il governo Netanyahu teme fortemente questo giudizio, perché in caso di un pronunciamento positivo, Tel Aviv si troverà di fronte alla scelta di fermare le operazioni, segnando una propria sconfitta politica, oppure disobbedire e trovarsi in una condizione di un paese canaglia, in isolamento internazionale. Gli stessi paesi europei che finora hanno appoggiato, politicamente, diplomaticamente e militarmente Israele, si troveranno in difficoltà a continuare questo appoggio nello stesso tenore. La Corte non ha una forza militare per imporre l’applicazione delle sentenze, ma il secondo passaggio alla Corte Penale potrebbe mettere sotto mandato di cattura i politici e i militari al vertice del potere a Tel Aviv, da Netanyahu al ministro della guerra Galant e al generale Halevi.

Yemen

All’alba di oggi 13 gennaio, missili Tomahawk sono stati lanciati da una nave militare USA contro una base radar yemenita a nord di Sanaa. L’aggressione statunitense-britannica di ieri l’altro ha causato l’uccisione di 5 militari yemeniti in 73 raids che hanno toccato la capitale, il suo aeroporto, Hodeida, Taiz e altre località. Gli Houthi hanno affermato che la risposta ci sarà e presto. “L’allargamento del conflitto costerà molto al traffico marittimo e non ci impedirà di proseguire la nostra lotta in solidarietà con il popolo palestinese. Tutti gli obiettivi statunitensi e britannici sono legittimi da colpire”. Fonti del Pentagono hanno affermato che è stato lanciato un missile navale contro navi nel Mar Rosso, ma non ha causato danni.

In un messaggio al Congresso, il presidente Biden ha minacciato di colpire ulteriormente lo Yemen definendo gli Houthi come un’organizzazione terroristica. Si è dimenticato che la sua amministrazione, appena insediata, aveva cancellato la decisione precedente di Trump in tal senso.

La Russia ha condannato al Consiglio di Sicurezza l’attacco statunitense-britannico, definendolo un’aggressione contro il popolo yemenita e non rappresenta un diritto di autodifesa.

ONU

Su richiesta dell’Algeria e il sostegno di Russia e Cina, si è tenuta una riunione del Consiglio di Sicurezza per discutere della guerra israeliana contro la popolazione Gaza. I 15 membri hanno ascoltato le relazioni del sottosegretario Onu per gli affari umanitari, Martin Griffith, e dell’alta funzionaria, Elsie Cares. “Deportazione e sfollamenti continui e perpetui, una condizione di invivibilità a causa delle limitazioni dei rifornimenti, soprattutto cibo, acqua e medicine, oltre al bombardamento ed alle operazioni di terra. Nessun luogo è sicuro a Gaza”, ha detto Griffith. Il vice segretario ha anche affermato che “gli sfollati sono stati bombardati nei luoghi dove è stato indicato loro di dirigersi. Tutto questo deve finire, soprattutto alla luce delle dichiarazioni dei politici israeliani di finanziamento delle cosiddette deportazioni volontarie. Ogni sfollato che è stato costretto a lasciare la propria abitazione deve poter tornare alla sua residenza precedente”.

Cisgiordania e Gerusalemme est

A Gebel Adora, nei pressi di El-Khalil, una sparatoria con il ferimento di un colono ebraico israeliano. Un gruppo armato palestinese ha ferito il guardiano e poi l’intervento dell’esercito ha provocato uno scontro di un’ora, che si è concluso con la morte di 3 palestinesi. Tutta la zona è stata assediata e le truppe ha nno compiuto rastrellamenti nei villaggi da dove provengono i tre combattenti palestinesi. Chiuse tutte le strade di accesso al capoluogo El-Khalil.

Nel villaggio di Zeta, a nord di Tulkarem, i soldati hanno assassinato a colpi di bastoni un giovane palestinese di 18 anni, Khaled Zubaidi. Secondo la Mezzaluna rossa, Zubaidi ha ricevuto colpi sul torace che gli hanno causato danni gravi al cuore e ai polmoni. “è stata un’esecuzione di piazza extragiudiziale”, ha detto il sindaco. Altri tre giovani hanno subito ferite da colpi di arma da fuoco.

Altri scontri sono avvenuti tra giovani palestinesi e le truppe di occupazione in diversi villaggi a sud di Jenin. Pietre contro mitra.

Serie televisive israeliane

Il BDS culturale funziona. I colossi globali dello streaming Netflix e Apple si sfilano dall’acquisto di serie televisive israeliane, per timore di una risposta negativa del loro pubblico in seguito all’aggressione Israeliana sulla popolazione di Gaza. Lo rende noto il quotidiano di Tel Aviv, Haaretz, riportando le dichiarazioni di produttori israeliani, che dicono: “Finiremo boicottati e sanzionati dalla comunità artistica come la Russia”. Un altro operatore del settore che non ha voluto rivelare il proprio nome spiega al quotidiano che “Ora anche gli attori europei hanno paura di essere scritturati in serie israeliane”.

Algeria-Mauritania

Dall’inizio di questo anno tra Algeri e Nouakchout è entrata in vigore la zona di libero scambio. Un’azione che tende al rafforzamento dell’integrazione economica tra i due paesi e con uno sbocco all’apertura verso i paesi dell’Africa sub sahariana. I due paesi sono attualmente collegati da una superstrada desertica attrezzata per il trasporto commerciale e sono programmati altri due valichi di frontiera oltre ad un collegamento di linea marino via lo stretto di Gibilterra. La peculiarità di questo accordo è quello dell’equità e del reciproco interesse. Prodotti algerini troveranno la loro strada verso sud e merci mauri saranno esportati verso l’Europa. Lo scambio commerciale tra i due paesi ha visto una crescita importante dal 2018, passando dai 45 milioni di dollari a 87 milioni nel 2021 e a 187 milioni nel solo primo quadrimestre del 2023.  

Libia

Si apre oggi a Tripoli il “Vertice per l’energia 2024” promosso dal governo Dbaiba con la partecipazione di partner stranieri, tra i quali l’italiana Eni, la francese Total, l’algerina Sonatrach, la spagnola Repsol e la turca Tpao. All’inaugurazione sarà presente il premier maltese Roberto Abela. Secondo fonti del ministero del petrolio libico doveva partecipare anche le premier italiana Meloni, ma il suo viaggio è stato cancellato da Roma, a causa delle contestazioni libiche nate dopo la firma lo scorso anno di un accordo con l’Eni, considerato da più parti sbilanciato a favore della società italiana e dannoso per gli interessi economici della Libia. La concessione dei giacimenti gas della regione occidentale della Libia è avvenuta per via di trattativa diretta tra la NOC e l’Eni senza una gara internazionale di appalto e concedendo alla società italiana il 38% della produzione, una percentuale esagerata, secondo il ministero dell’energia libico. La denuncia ha portato all’apertura di un’inchiesta giudiziaria della procura generale di Tripoli, per “danni all’interesse nazionale”. Altro che piano Mattei.

Notizie dal Mondo

Sono passati 22 mesi 19 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

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