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Questo popolo ha sette anime. Sesta puntata. L’acqua fresca è il sogno realizzato in mezzo alle calde tende

Questo popolo ha sette anime

È un verso di una poesia di Tawfiq Zayyad, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994. “questo popolo ha sette anime,
ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”.
Ascolta la poesia inserita nella Cantata Rossa per Tal El Zaatar di Giulio Stocchi e Gaetano Liguori.

In questa rubrica vi racconteremo storie di resilienza e determinazione di un popolo che ama la vita e merita di vivere con dignità, indipendenza e libertà. Le puntate precedenti: qui e qui 2 e qui 3 e qui 4

Viste le frequenti interruzioni di corrente elettrica e della mancanza di sistemi energetici adeguati, e al fine di superare questa crisi, molti palestinesi di Gaza stanno ricorrendo a soluzioni alternative e semplici iniziative individuali per alleviare l’intenso caldo estivo all’interno delle tende.

Una coppia di palestinesi, un marito e sua moglie, ha ideato un piccolo progetto per guadagnare qualche soldo: installare un circuito elettrico alimentato da energie alternative.

Hanno montato un pannello solare sul tetto della loro tenda per fornire una piccola quantità di energia al loro frigorifero domestico, che permette loro di raffreddare acqua e bevande.

La famiglia ricava un piccolo guadagno dal progetto affittando scaffali o vendendo acqua refrigerata, che imbottigliano a mano in sacchetti, fino a un massimo di 50 sacchetti al giorno.

“Il progetto ha avuto successo, ma non possiamo purtroppo esaudire tutte le richieste”, ha detto la signora.

Una donna palestinese racconta l’amara realtà della vita nelle tende. Il frigorifero, un tempo pieno di acqua e cibo, a causa della mancanza di elettricità si è ridotto a un semplice contenitore per conserve e altri piccoli oggetti, senza alcuna funzione di raffreddamento. Descrive la sua disperazione, affermando che un bicchiere d’acqua fresca o una bottiglia di acqua ghiacciata sono diventati il ​​suo “desiderio più grande” e il suo sogno più ricorrente in questo caldo torrido.

Questo disperato bisogno di refrigerio ha dato vita a una piccola attività commerciale all’interno dei campi. Bambini e ragazzi ricevono sacchetti di succo di frutta e acqua ghiacciata da chi gestisce i progetti energetici, da distribuire e vendere.

Questi giovani si aggirano tra le tende, vendendo ogni sacchetto per un solo shekel (33 centesimi di dollaro), una soluzione rapida per aiutare gli sfollati a rinfrescarsi e a sopportare il caldo per un po’.

Poiché queste soluzioni rimangono inadeguate e limitate, molti palestinesi sono stati costretti a ricorrere a metodi antichi e naturali di raffreddamento, per far fronte alle dure condizioni. Il commercio di vasi e bottiglie di terracotta è rinato, poiché le persone li acquistano per filtrare e raffreddare l’acqua in modo naturale. Un ultimo disperato tentativo di contrastare le ondate di calore estreme e sopperire alla mancanza di tecnologia moderna ricorrendo a semplici strumenti tradizionali.

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