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Questo popolo ha sette anime. nona puntata: Il ricamo come un mezzo per proteggere la memoria collettiva e creare nuove opportunità di vita.

Questo popolo ha sette anime

È un verso di una poesia di Tawfiq Zayyad, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994. “questo popolo ha sette anime,
ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”.
Ascolta la poesia inserita nella Cantata Rossa per Tal El Zaatar di Giulio Stocchi e Gaetano Liguori.

In questa rubrica vi racconteremo storie di resilienza e determinazione di un popolo che ama la vita e merita di vivere con dignità, indipendenza e libertà. Le puntate precedenti: qui e qui 2 e qui 3 e qui 4 e qui 5 e qui 6 e qui 7a puntata 8a puntata

Nona puntata: Il ricamo come un mezzo per proteggere la memoria collettiva e creare nuove opportunità di vita.

Tra le macerie causate dai bombardamenti israeliani, le donne palestinesi hanno scelto di trasformare il dolore in speranza e la perdita in un nuovo inizio.

Dalla ricostruzione delle scuole nonostante le malattie, alle telecamere che immortalano i sorrisi dei bambini nonostante la loro sofferenza, fino ai piccoli laboratori che preservano il patrimonio culturale e offrono un sostentamento alle donne, stanno emergendo iniziative umanitarie e sociali che affermano che la resilienza non si ottiene solo con le armi, ma anche con la determinazione a proteggere la vita umana, l’istruzione e l’identità di fronte a una realtà di occupazione e invasione che cerca di privare i palestinesi del tessuto stesso della loro esistenza.

Amal Abu Assi continua a ricostruire la sua scuola, “Gharass”, a Gaza City, nonostante stia combattendo contro la malattia, spinta dalla convinzione che l’istruzione sia il vero investimento nel futuro dei bambini privati ​​dei loro diritti più elementari dalla guerra genocida israeliana.

Abu Assi afferma che la sua missione va oltre la semplice gestione di una scuola. «Qui a Gharass», spiega, «infondiamo una fiducia assoluta perché non gestiamo semplicemente una scuola; stiamo costruendo il futuro, plasmando il tipo di persone che vogliamo vedere. Questo Paese merita la nostra massima dedizione e questi bambini meritano un futuro più grande, più bello e più ricco di quello che abbiamo vissuto».

In un’altra zona della città, Nahrawan Barzak sta affrontando la sua personale battaglia contro il lutto, dopo la morte del marito e socio nel progetto fotografico. Ora si ritrova a dover portare a termine da sola il sogno che avevano iniziato insieme.

Nahrawan afferma di sentirsi spinta a proseguire sulla strada intrapresa da zero, aggiungendo che il loro progetto è diventato “Il dolce volto di Gaza”, un tentativo di documentare i momenti dei bambini e offrire loro immagini che riflettano un lato diverso, in contrasto con la durezza della guerra.

Queste iniziative portate avanti dalle donne di Gaza non si limitano all’istruzione o alla fotografia; altri progetti femminili si adoperano per l’emancipazione economica e sociale delle donne, nonostante le sfide quotidiane imposte dalla guerra.

Una delle responsabili del progetto descrive la trasformazione causata dalla realtà, affermando: “Prima della guerra, la vita era aperta a tutti e potevamo fare tutto ciò che volevamo. Ma nelle condizioni della guerra, il nostro impegno è diventate come scavare nella pietra”.

Le donne che lavorano in queste iniziative spiegano che l’obiettivo non è più solo quello di realizzare un profitto, ma piuttosto quello di aiutare le donne a lanciare i propri progetti nel campo del design della moda, del cucito e del ricamo, in un modo che preservi l’eredità palestinese e valorizzi l’identità nazionale attraverso abiti e ricami che ne portano i simboli culturali.

Questi progetti, secondo le responsabili, riflettono la convinzione che preservare l’identità e dare potere alle donne sia parte della battaglia per la sopravvivenza e che strumenti semplici come ago e filo possano essere trasformati in un mezzo per proteggere la memoria collettiva e creare nuove opportunità di vita.

A Gaza, dove gli strumenti si stanno indebolendo e le opzioni si stanno restringendo, queste iniziative sembrano essere più che semplici imprese o fonti di reddito; Sono messaggi umanitari che confermano che insistere sull’istruzione, dare potere alle donne e mettere un sorriso sui volti dei bambini è un’altra forma di resilienza, e dimostrare che la vita è capace di trovare la sua strada anche nei luoghi più difficili.

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